Rassegna storica del Risorgimento

BANCA ROMANA ; ROMA
anno <1936>   pagina <776>
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Appunti, notizie e varietà
della etonaca o della polemica dì parte; in secondo luogo quella crisi aveva aspetti assai piò complicati e profondi di quanto non potessero scorgere i quotidiani del tempo. Il mio volume sarà quel che sarà. Son ben lungi dal dichiararlo perfetto. Ma se un'angustia mi ha coBtantc-meate seguito, mentre lo mettevo insieme, era proprio quella di non poter approfondire abba­stanza Tesarne delle cause remote, prossime e collaterali, della complicata vicenda che andavo narrando. Chi ha Ietto il libro con serena obbiettività non può non avere notato i riferimenti e i confronti con centinaia di volumi, citati nelle note o richiamati nel testo. Il Moscati beato lui sarebbe rimasto soddisfatto delle abbondanti pubblicazioni dei giornali del tempo!
Un'altra stranezza del critico. Costui scrive: L'autore avendo avuto larghe possibilità di consultare le carte giacenti nelle sezioni riservate dcll'rcftttnb del Regno (ohe cosa è VArchi­vio del Regno ? voleva dire lV4rcntVìb di Stato di Roma) non ha rinvenuto alcun veramente nuovo documento sulle vicende della Banca Romana nelle buste dell'Amministrazione degli Interni, della Prefettura, della Direzione di Polizia e del Gabinetto del Presidente del Consiglio .
Oh guarda guarda! Questa si, è colpa grave dell'autore! Questa si è una lacuna che il Moscati, profondo conoscitore dell'rcnivio del Regno, ha scoperto nel volume!
E come l'ha scoperta ?
Apriamo il volume a p. 260, e leggiamo:
Inoltre, quante carte del processo mancano all'Archivo di Stato di Bona ? La ricerca che vi abbiamo compiuta, grazie all'eccezionale concessione di cui non saremo mai abbastanza grati all'Autorità superiore, e con il concorso illuminato, solerte, intelligentissimo del reggente cornai. Lodolini e del funzionario cav. Peracchio, è durata mesi e mesi. I quaranta volumi del processo sono bizzarramente distribuiti nei vasti locali di via degli Astalli. Spesso si trovano confusi in buste di materiale eterogeneo, insieme con atti di cause comuni; e la dispersione non ha l'aria di essere stata fatta a*caso! Quando credevamo di avere esaurita la ricerca ecco altre buste con altro materiale. Ma ora che la perlustrazione si può ritenere completa, una cosa risulta certa: vi sono lacune incolmabili ! Le buste dell'Amministrazione degli Interni, detta Pre­fettura, della Direzione di Polizia, del Gabinetto del Presidente del Consiglio, non contengono alcun, documento sulla vicenda della Banca Romana. Quelli che c'erano hanno preso il volo a tempo .
Il Moscati ricopia questa frase, la fa, naturalmente e tranquillamente sua, la esibisce come una specie di risultato della sua indagine critica sul volume e la rovescia contro l'autore, lasciando comprendere che è colpa imperdonabile del sottoscritto, se nonostante le larghe possibilità di consultare le carte giacenti nelle sezioni riservate dell'archìvio del Regno (!) l'autore non ha rinvenuto alcun documento veramente nuovo, ecc., ecc..
Ma almeno cita lui, il recensore sdegnoso, qualche documento nuovo, qualche carta > per negligenza dimenticata dall'autore del volume ?
Neppur per sogno. Passa oltre con disinvoltura. Sfido: quelle carte furon fatte sparire da chi di ragione; finirono, probabilmente fra i tizzoni di qualche caminetto, e neppur S. Antonio riuscirebbe a trovarle! Stia tranquillo il Moscati: prima di lui e di me, Francesco Crispi succes­sore di Giolitti e suo spietato avversario, le avrebbe trovate se vi fossero mai andate a finire entro le buste dcllvirc/uw'o... del Regno! E le avrebbe usate a dovere. Che giuoco avrebbero fatto agli amici del vecchio statista siciliano durante l'ignobile pettegolezzo della questione morale ! Invece Giolitti e x suoi funzionari furono accusati... di sottrazione di documenti. Vedi cominazione!
Un'altra rettifica mi scusi debbo pur fare al Moscati. Continuando a prender sottogamba le complicate e voluminose fonti documentarie di una vicenda storica che non ha approfondi u>, egli afferma che le carte giudiziarie sono documenti che al tempo degli scandali, o attraverso gli atti della Camera, o attraverso il processo, erano già stati di ragione pubblica .
ftfo: <( attraverso gli atti della Camera non furono mai a resi di ragione pubblica . U Mo­scati ha bensì scopiazzato il mio volume per scoprire lacune di cui io stesso davo la ragione (che il Moscati tace, però). Ma non ha letto attentamente o gli son passate di mente le aspre lagnanze che i Sette sollevano di continuo per l'impossibilità in cui si trovano di consultore le risultanze dell'istruttoria e gli fitti giudiziari del processo; quando, dopo una spinosa corri­spondenza con il scn. Bnrtoli e il barone Vico, i magistrati danno ai Sette il permesso di prender visione delle risultanze dell'istruttoria nella relazione della sezione d'accusa, tre commissari soltanto sono ammessi alla lettura della medesima nei locali della Procura del Ite. Invano se