Rassegna storica del Risorgimento
BANCA ROMANA ; ROMA
anno
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1936
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pagina
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777
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Appunti notizie e varietà 777
ne corcherebbero però le tracce nei verbali delle adunanze doi Sette, che agirono sempre in perfetta libertà ed indipendenza, spesso in contrasto con la Magistratura.
Non c'era buon sangue tra il tribunale politico e quello penale. I deputati erano stati trattati da pubblici funsionari nella lettera indirizzata dal Procuratore del Re, barone Emanuele Vico, al presidente della Camera il 31 gennaio 1893; lo stessa magistrato aveva mescolato a catafascio nella relazione della sezione di accusa nomi di sospetti e di insospettabili: cosi si disse e si protestò, vuoi alla Camera vuoi olla Commissione dei Sette. Del resto esclusa la Commissione parlamentare d'inchiesta, che non lo fece, quale altro organo del Parlamento era autorizzato a rendere di pubblica ragione gli atti di un processo penale che per legge dovevano restar segreti durante tutta l'istruttoria e furono poi raccolti per il pubblico dibattimento del 1891 in ben 40 volumi? E come avrebbe potuto farlo la stampa ? All'infuori di qualche indiscrezione, che suscitò in Parlamento, con le proteste di Giolitti, le scene di inaudita violenza che sono descritte nel volume, non consta che i documenti del processo siano mai stati pubblicati. II Moscati, che ha la cortesia di informarci di non aver appreso niente di nuovo dal libro edito nell'anno 1935 dal Mondadori, vuol dirci di grazia dove e come ha potato prendere visione di una copia coal voluminosa di atti giudiziari, che non si consultano all'Archivio del Regno... pardon, di Stato, della Capitale, senza uno speciale permesso ? Può dirci dove, come, quando furono pubblicati gli interrogatori di Bernardo Tanlongo o di Lazzaroni ? 0 quelli di uno dei tanti imputati o testimoni, e le ponderosissime perizie ? Soltanto le risultanze dell'istruttoria, riassunte nella relazione della sezione d'accusa furono pubblicate dai giornali. Ma i 40 volumi degli otti circolarono in parte tra le mani degli avvocati, i quali non avevano ragione di pubblicare che la loro arringa, quando lo fecero.
Così stando le cose e non stanno diversamente, stia tranquillo il Moscati l'asserzione del recensore che la sa lunga, non può non essere ritenuta una geniale invenzione.
Ed eccomi, con sua sopportazione, alla fine, signor Direttore. Non vorrei subire il contagio del Moscati e passare da presuntuoso: ma oso affermare che non si potrà f d'oggi in poi scrivere sul Giolitti o sul Crispi, sul Nicotera, sul Grimaldi, sul Luzzatti, sul Rudinl, BUI Cavallotti ~* insomma sulla intiera classe dirigente italiana di quel periodo senza, prendere in mano il volume del sottoscritto.
Il quale forse ha un difetto, ne convengo: che non è noioso (cosi hanno detto quanti l'hanno Ietto); mentre è più che notorio che condizione essenziale di buona parte della produzione storica italiana, ha la gran virtù d'essere illeggibile e perciò ristretta a una cerchia di iniziati. Il Moscati è un candidato al clan di codesti attivi e benemeriti produttori dello sbadiglio. Tanti auguri. Ma usi un inchiostro meno acido e non cada in tante inesattezze in una sola pagina di recensione.
Questo è il consiglio che, a mia volto, senza rancore gli rivolgo. Mi scusi, illustre Direttore e mi creda
suo dev.mo
NELLO Quinci
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