Rassegna storica del Risorgimento

BANCA ROMANA ; ROMA
anno <1936>   pagina <779>
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LIBRI E PERIODICI
CHARLES S. HYNEMÀN, The first American. Neutrality; published by the University of Illinois. Urbana, in the Illinois Studies in the Social sciences, voi. XX, n. 1-2, in-8, 2,50.
Molti volumi si sono scritti per difendere la guerra: eeeone ano che sostiene il concetto di neutralità, considerandola un'arma potente nelle mani di un Governo per salvaguardare la pace e la prosperità del suo paese quando non gli sia più possibile evitare una conflagrazione -Era le altre Potenze. Non tocca a noi ora criticare la tesi dell'A., ma vedere come la svolge.
U libro è l'esaltazione dell'operato di Giorgio Washington nel 1792, quando dichiarò solen­nemente di non volere prendere parte attiva nelle vicende che sconvolgevano allora 1* Europa. Si capisce però come questo rifiuto abbia sollevato rimproveri, proteste, mìnaccie da parte specialmente degli alleati degli Stati Uniti, prima la Francia. Come imposta l'Hyneman la sua difesa? Appellandosi alla Storia, ai trattati e alle disposizioni già vigenti in Europa e più spe­cialmente in Italia nel secolo XVUI. Senza diminuire con questo il gesto del Presidente che per primo volle la neutralità di una potenza giovane e forte, l'A. dimostra che seguiva in ciò le orme delle Repubbliche di Venezia e di Genova, del Granducato di Toscana, del Regno delle Due Sicilie, che con leggi dettagliate e precise avevano fissato le modalità da seguirsi in caso di conflitto. Viene cosi considerando ad uno ad uno gli Editti di Washington, e ricerca per ciascuno di essi dei precedenti.
Come gli Stati Uniti, Genova apriva i suoi porri alle navi belligeranti avariate non stabilendo peròladarata màssima del soggiorno, cheerafissata invece in ventiquattro ore da Venezia ne!1779; la Serenissima faceva anche obbligo a navi di partiti avverai che si trovassero nello stesso porto neutrale, a lasciarlo a ventiquattro ore di distanza, oppure ad impegnarsi a non aprire il fuoco prima che fosse spirato questo termina. Sono le stesse disposizioni di Giorgio Washington.
Riguardo all'entità delle riparazioni permesse in un porto neutrale non abbiamo in Italia delle regole fisse, mentre però è recisamente proibito l'armamento ex-novo di navi che deb­bano servire alle potenze belligeranti.
Non era proibito il combattimento nelle acque neutrali; assoluto era invece il divieto di recluta di uomini o di contrabbando di armi.
Questo studio dell'Hyneman è condotto con senso storico non comune, con sicura cono­scenza delle fonti, cui attinge con mano felice, riuscendo a dare così una documentazione larga e profonda della sua tesi. A noi essa sembra paradossale; lo dimostrarono del resto gli Stati Uniti stessi nell'ultima guerra, quando dovettero entrare nella lotta per non arrischiare di essere esclusi dal Concilio delle Nazioni, nel quale ha diritto di comandare solo chi ha dato, solo chi ha sofferto, solo che attraverso il sacrifizio ha conquistato il suo posto nel mondo.
EMILIA MORELLI
Napoleone all'isola d'Elba. Suoi studi e progetti siderurgici esposti in alcuni documenti inèditi, interpretati e commentati dal dott. ANTONIO PICCINTNI. Edito a cura della Società Uva , Alti forni e acciaierie d'Italia, Genova, 1936, in-4, pp. 141, con tav. f. t.
La Società Uva di Genova, avendo avuto occasione di disporre di una notevole corri­spondenza napoleonica, fino ad ora inedita, ha creduto bene di pubblicarla e di illustrarla allo scopo di mettere in evidenza nn aspetto finora quasi del tutto ignorato della multiforme atti­vità esplicata da Napoleone all'Elba, relativamente alla creazione di una industria metallurgica presso le miniere di ferro dell'isola, che le Potenze gli avevano dato in sovranità. Si tratta di an gruppo di lettere scambiate tra l'Imperatore e il conte generale Drouot, suo aiutante di campo a governatore dell'isola, e di alcuni progetti e memorie, che, sempre in merito al problema della valorizzazione industriale, ebbero a stendere l'ingegnere Alessandro Bonry, tecnico siderurgico