Rassegna storica del Risorgimento

BANCA ROMANA ; ROMA
anno <1936>   pagina <780>
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Libri e periodici
dell'isola, e il Pona do 1*Héruult, allora amministratore generale delle miniere cibane, le quali completano le poche e frammentarie notizie che quest'ultimo ci ha lasciato nei suoi ricordi postumi, pubblicati da Leon G. PélÌBsier (Paris, Plon, 1897).
La documentazione esclusivamente tecnica qui raccolta, che Antonio Piccinini ha inter­pretata e commentata con rara competenza e arricchita di un dotto studio sui metodi di fabbri* cazione del ferro e dell'acciaio in uso negli impianti siderurgici all'inizio dell'Ottocento, e di un ampio corredo dì riproduzioni facsimilari, è interessante non soltanto per il suo valore intrinseco, mostrandoci con quanto amore ed interesse Napoleone curasse lo sviluppo e la valo­rizzazione del suo piccolo Stato, ma anche perchè ci dà usa nuova prova della singolare versati­lità del suo ingegno, pronto a sceverare con la atessa previdenza del tecnico o dell'uomo d'affari i punti capitali del più astruso problema, cercando di far prevalere la sua opinione, ma arre­standosi quando si riteneva convinto dalle ragioni altrui.
Poiché tutta la produzione di ferro commerciale allora esistente nel bacino mediterraneo si fondava sull'impiego del minerale cibano, capace di fornire rendimenti di metallo superiore a quelli di qualsiasi altro minerale di cgual costo, Napoleone fin dall'agosto 1814 pensò se era possibile ed opportuno poter convertire il minerale in ferro fucinato sul lnogo d'estrazione, mediante un impianto di alti forni sulla miniera di Rio. Fece per questo una quantità di cal­coli, soppesando il prò e il contro, l'utilità e i danni che ne sarebbero derivati sta in tempo di-pace che di guerra, e interessandosi del costo della legna, del consumo del carbone, dei mezzi di trasporto e degli elementi necessari alla fabbricazione del ferro. Nonostante le obiezioni del Drouot, il quale possedeva, per precedenti incarichi ricoperti, una notevole competenza in siderurgia, e si era mostrato poco fiducioso nel progetto napoleonico, sia per l'enorme quantità di legna occorrente, superiore di un terzo all'intera produzione annuale dell'isola, sia per le mille difficoltà tecniche ed organizzative che si sarebbero incontrate; l'Imperatore persistette nella sua idea cercando di sminuire il peso delle osservazioni del suo fedele generale con l'assil­larlo di nuove domande sulla produzione totale del legname dell'isola, sul consumo degli abitanti, * sul prezzo del carbon fossile importato nell'isola dalle miniere meno lontane, sull'adattabilità di tale carbone alla fusione del minerale, sulle cause del minor valore tecnico del carbone di macchia, sulla funzione ed importanza dell'acqua corrente e sulla tecnica siderurgica, accen­nando anche alla possibilità di una diretta produzione del ferro acciaioso dal minerale e di espor­tare ghisa elbana in America, facendo in tal modo concorrenza ai produttori spaglinoli e sve­desi, che rifornivano il Nuovo Mondo, sprovvisto a quell'epoca di qualsiasi industria siderurgica. Ma convinto dalla fondatezza delle osservazioni del Drouot, Napoleone finì in breve per abban­donare le idee e gli impianti di alti forni, destinati ad Un sicuro insuccesso per la quasi man­canza di primitive foreste e di corsi d'acqua, per rivolgere la sua attenzione ai più modesti forni a basso fuoco del tipo catalano, meno impegnativi nell'esercizio e meno costosi nell'impianto.
CABLO ZAGHI
EBSIXIO MICHEL, Esuli italiani in Algeria 1815-1861 (Coli. Italiani nel Mo-do ),pp. XTV-310, Bologna, Cappelli, 1936-XIY, L. 18.
Prima che Ersilio Michel pubblicasse questo suo volume nella bella ed attraente collana i Italiani nel mondo >, dell'editore Cappelli, non erano forse molti gli studiosi preparati a valu­tare nella sua reale importanza il fenomeno dell'emigrazione italiana sull'opposta sponda a Africana, e a dirci con abbondanza di particolari della quantità e qualità dei profughi che in terra d'Algeria avevano trovato rifugio negli armi procellosi.
Per parte nostra, leggendo questo volume, abbiamo provato spesso un gradito senso di sorpresa, come suole accadere quando si aprono alle vista panorami di proporzioni non spe­late, e si osservano sviluppi che non sembrava logico supporre.
Sta di fatto che nel periodo che va dalla restaurazione alla proclamazione del Regno d'Ita­lia, accorsero da ogni parte della penisola, gli esuli nostri m Algeria non in piccolo numero, ma a centinaia; e non sempre per breve dimora, ma anche per vivere civilmente o militarmente della vita di quella terra; e non pertanto dimentichi della patria, ma affratellati nello spirito mazziniano, o presi ardentemente nella politica del Piemonte che arditamente preparava l'unità
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