Rassegna storica del Risorgimento

BANCA ROMANA ; ROMA
anno <1936>   pagina <781>
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Libri e periodici 781
tan' Cosicché anche gli italiani di Algeria, come quelli di Corsica di coi lo stesso Miche ci ha dato cosi ampia notizia, come quelli di Francia e d'Inghilterra, sono partecipi di quanto avviene nel mondo delle congiure o dei tentativi armati nelle varie parti della penisola, e sono pronti a prendere le armi ogni volta che nel cielo della patria si solleva una luce di speranza.
Ersilio Michel ci fa sentire, quasi ad ogni pagina, questo palpito degli esuli, narrandoci, quasi giorno per giorno, le loro gesta e le loro vicende anche piccole, seguendoli per quanto x documenti lo consentono; ed avvertendoci in ogni caso delle piccole inevitabili lacune che riguardano certi periodi di tempo, o la precisione numerica (in quanto mancano o sono incerti 1 dati statistici), o 1* interpretazione di certi nomi malamente trascritti in documenti francesi, come forse nel caso di quell'Angelo Argani che riteniamo debba essere Angelo Argnani morto in un ospedale nel 1843.
Uno dei primi emigrati, che in Algeria lascia una più viva e più duratura traccia di sé, è il prode maggiore Raffaele Poerio, promosso poi colonnello della Legione Straniera, decorato, e più volte citato all'ordine del giorno, per il suo indiscutìbile valore. Era i dolori che colpiscono questo patriota illustre, uno dei più gravi è la perdita del figliuolo Mariano, legionario pur esso, che a soli 22 anni soccombeva per le febbri micidiali che mietevano vittime in quella terra.
Cosi anche, fra gli italiani, che, giunti in Algeria col solito mezzo di arruolamento nella Legione Straniera, destano meraviglia per il loro eroismo, va segnalato il sottotenente Vincenzo Boldrim di Bologna, caduto nella lotta contro gli Arabi; né può essere dimenticato un altro eroe, e cioè il soldato Luchini, primo a salire sulle mura di Costantino espugnata dopo accaniti combattimenti.
Il libro del Michel ci tenterebbe a dire di molti altri, e a soffermarci su circostanze particolari; ma naturalmente non è possibile esporre tutto quanto è contenuto in questa vera miniera di dati biografici che sono poi anche dati di grande interesse per la nostra storia nazionale.
Si incontrano ad esempio nomi, e si leggono avvenimenti che riguardano uomini come il lombardo Francesco Arese, il nizzardo Giuseppe Tordo, Federico Confalonieri, Alfonso Lamarmora, i ravennati Francesco Lovatelli e Tullio Rasponi, il faentino Sebastiano Montallc-gri che ha il fratello Luigi esule in Francia, i fratelli Muratori ed altri dei loro compagni fug­giti dopo il moto di Savigno, e Leonetto Gipriani, e il russiano Epaminonda Farini, e Giuseppe Lamberti, ed Angelo Masina, e l'umbro Federico Maria Degli Azzi Vitclleschi e via dicendo.
Cosi dicasi dei mille e mille episodi della vita di questa grande povera gente, come quello che riguarda i funerali per Maria Mazzini, e come l'altro che riguarda la preparazione di una spedizione in Italia da parte del Ricciardi e del Fabrizi, o come il ritorno degli esuli tutti gioiosi per l'avvento di Pio LX e per le promesse di quei mesi fatidici.
Un altro particolare ancora ci sia consentito di rilevare: un particolare che avevamo colto volentieri anche nel precedente volume del Michel sull'emigrazione in Corsica. E cioè ci sia con­sentito di notare come anche presso i profughi di Algeria l'azione e il nome di Giovanni Pianori furono intesi come azione e segno di rivolta politica contro il traditore Napoleone IH, e non affatto come il gesto di uno sciagurato. Anche i profughi di Algeria si adornarono di distintivi portanti l'effigie del Pianori, uomo di accesissima passione, ma patriota, come noi abbiamo sostenuto, e non uomo schiavo di bassi istinti come altri si è ostinato a credere contro ogni evidenza.
Ersilio Michel, in questo suo ricchissimo volume ci fa sentire efficacemente l'influenza delle vicende italiane sulla colonia algerina. Sono dapprima ex soldati ed ex ufficiali napoleonici quelli che colà si rifugiano. Poi ecco gli esuli del 1821; poi più ancora quelli che cercano scampo dopo la fallita rivoluzione del 1.831; e poi altri ancora e sempre in rapporto a tutti i moti che agitano la penisola particolarmente dopo il 1844, il 1845, il 1849, e via dicendo.
Numerosissimi i sardi che, anche per ragioni non politiche, erano in Algeria; se ne con­tavano a migliaia nel 1857.
Naturalmente la storia di questa emigrazione si chiude negli anni decisivi del riscatto nazio­nale, e la proclamazione del regno d'Italia segna la data definitiva di chiusura.
Pochi rimangono in Algeria dopo tale data: i più per interessi oramai creati laggiù; ed uno, fra tanti, per essere fedele fino alla morte ai suoi ideali, e cioè il medico imolcse Rinaldo Andreina, la cui opera largamente illustrata dal Michel è di capitale importanza per la storia della terra di Algeri.