Rassegna storica del Risorgimento
STORIOGRAFIA
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1936
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pagina
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805
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Questióni sterili
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della analisi che segna dei precisi caratteri un tempo della cosidetta erudizione, nel quale anche le persone più intelligenti e più colte si ritenevano diminuite se non avessero bene appreso e meglio impiegato lo stile del parlare difficile, la ricerca del complesso e dello strano per evitare di farsi comprendere dalla buona gente, che, non comprendendo, ne ammirava l'altezza inaccessibile, non ci piace più.
Non è dei nostri tempi concreti, nei quali Mussolini suole parlare a centinaia di migliaia di persone con tanta brevità e semplicità tale da poter dire al mondo che la sua è la parola per antonomasia, il verbo, che tutto il mondo, che tutte le folle comprendono. Cosi è delle grandi idee e così deve essere delle correnti della storia che non sarebbero più tali se cessassero di costituire il patrimonio comune di un popolo.
E nostro patrimonio comune col Fascismo che l'ha in forme rivoluzionarie consolidata con la perfetta unità della Patria, glorificata, esaltata in una nuova potenza, legata strettamente ancora una volta con le sorti del suo popolo per la vita e per la morte, la nostra Dinastia* Come punto di partenza e come meta prima di secolari aspirazioni la dinastia Sabauda si fa dinastia italiana con le audacie politiche e guerriere del Re Carlo Alberto. Ci vuol poco ad accorgersi che Carlo Alberto non era liberale, ma noi ci domandiamo se dovrà proprio essere un fascista a fargliene carico quando il Fascismo nega recisamente quella dottrina come esiziale alla vita stessa dello Stato!
Bisognerà proprio cibarsi di erba trastulla ad andare ricercando le antinomie e le ragioni di dissidio fra Carlo Alberto e Cavour, là dove è provato dalla luce più meridiana l'obbiettivo comune della libertà ed unità della più grande Patria fino al comune evidente sacrificio della vita per la Causa! Ma non si può essere più superficiali ed analitici più sterili se si scopre che una fatica storica, che un miracolo come quello del Risorgimento italiano, dopo tanti secoli di servaggio e dispersione di energie non sia la risultante di un fascio di forze talora anche notevolmente divergenti. Ma si è in errore anche più grave se di queste forze non si sa discernere quella fondamentale, o principale, o maggiore o comunque direttrice che, come nella fisica, guida e trascina le minori. Del resto simili contrasti furono talvolta più profondi fra il Re Vittorio Emanuele II e Cavour.
Così fu nel Risorgimento della forza dei fatti, della concretezza statale, della potenza militare poste di fronte sia pure alla purezza, alla nobiltà ed alla bellezza delle forze ideologiche, le quali peraltro dovevano essere per lo meno comuni a chi con la forza dello Stato e