Rassegna storica del Risorgimento
STORIOGRAFIA
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1936
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de Vecchi di Val Cismon
con. la potenza militare nella temerarietà di sfidare l'Austria offriva una corona con nove secoli di storia e gli averi e la vita sua e di tutta la sua famiglia.
Ma chi fu a tentare sul serio e coi mezzi meno inadeguati di dare corpo all'apostolato unitario di Mazzini? Anche ani chi può negare che l'obbiettivo, la meta, il fine fosse identico e che un simile fine sia stato concretamente raggiunto dal popolo italiano rappresentato e guidato dalla stessa Dinastia? In questa concretezza di fatti avvenuti trova il suo fondamento, la sua sede, la sua ragion d'essere la storia e trova il suo scopo, il suo fine, la sua funzione di buona sementa nei fatti che verranno. Nessuno, anche l'uomo di parte più prevenuto, anche il più sterile degli analitici munito di microscopio per vedere e di bilancia per pesare gli atomi può negare che dal 1831 al 1848 tutta una legislazione profondamente costruttiva e novatrice sia sorta così da indicare Carlo Alberto ai retrivi, ai laudatores temporis adi, come un giacobino, più o meno cattolico, demolitore delle buone cose del buon tempo antico.
Nessuno può negare che in quel tempo non soltanto i giacohineg-gianti, e ve n'erano in perfetta buona fede, ma anche altri patriotti la cui coda giunge fino ai nostri tempi, abbiano giudicato Carlo Alberto in senso perfettamente antitetico, mentre Io Stato veniva assumendo quell'aspetto, quegli organismi, quelle leggi, quegli strumenti infine coi quali opererà in tutto il periodo risolutivo del Risorgimento fino alla rivoluzione fascista che segna veramente e sola Fera nuova.
Che se poi vogliamo in concreto guardare alla costituzione del 1848, non siamo più storici ma settari fegatosi quando, sia pure dimenticando le aspirazioni del 1821 e tutta la legislazione del regno Carlalbertino fino al 1848, non vediamo o fingiamo di non vedere come tre grandi fatti fondamentali per la nuova storia d'Italia siano avvenuti nello stesso mese di marzo di quel 1848 veramente saturo di destino: la proclamazicne dello Statuto, la concessione della nuova bandiera data per tutte le glorie nuove al vento d'Italia, la dichiarazione allo impero asburgico di quella guerra che avrà soltanto il suo epilogo storico il 4 novembre 1918.
Chi non vi vede tre espressioni vive ed ardenti della stessa determinazione o non ha mai studiato storia o per amore settario o di vuota dialettica di perdigiorno o per gusto vano di lettere nega il sole in questi pieni meriggi d'agosto. Non vorrà poi alcuno, lo speriamo, risuscitare oggi quelle sciagurate polemiche le quali tanto piacquero a taluni traditori della Patria che ne giocarono con tanto utile al ribasso. Vogliam dire di nord o di sud, di piemontese o di napoletano.