Rassegna storica del Risorgimento

OMODEO ADOLFO ; CARLO ALBERTO RE DI SARDEGNA
anno <1936>   pagina <811>
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Por una critica del prof. A, Omodeo 811
regime parlamentare, ma tuttavia ben diverso da quello che imper­versò in Italia dopo l'avvento della sinistra al potere.
Ma, secondo l'Omodeo, una tal costituzione era un assurdo poli­tico dopo le giornate di Parigi. La rivoluzione di Parigi avvenne il 23 febbraio, fu conosciuta alcuni giorni dopo, e in realtà, come avvertii, produsse alcuni effetti. La progettata Camera dei Pari si trasformò in Senato, la Camera censitaria del proclama dell'8 febbraio, ossia letta con le modalità stabilite dall'Editto comunale e provinciale, avversata sul terreno tecnico dal Cavour, divenne una Camera eletta conformemente alla legge . Lo Statuto fa promulgato il 4 marzo.
Il vento rivoluzionario non della sola Parigi, ma dell'intera Europa doveva far sentire i suoi effetti sull'interpretazione: non poteva farli sentire sulla redazione dello Statuto. I documenti che conosciamo, e dei quali alcuni di decisiva importanza Ito pubbli­cati, dimostrano che lo Statuto raggiunse il limite massimo cui poteva spingersi l'animo di Carlo Alberto. Andar oltre avrebbe significato l'abdicazione, perchè Re Carlo Alberto non avrebbe firmata una Costituzione che non avesse potuto mantenere.
Non come altri Principi italiani; screditati in patria, screditati nella penisola, screditati all'estero. È calunnia, secondo l'Omodeo, rife­rire il timore nutrito dai piemontesi delle rappresaglie cui si sarebbe lasciato andare il re di Napoli e il dubbio ch'egli rinnovasse il gesto compiuto dal suo avo nel '21. E sono io che ho calunniato, in eccellente inglese, il re di Napoli e il suo governo con queste parole: It is not mere imperfection, not corruption in low quarters, not occasionai severity; it is incessant, systematic, deliberate violation of the law by the Power appointed to niaintain it v
Sono io che, mentre gli esuli napoletani stringevano relazioni cor­diali coi patriotti piemontesi e comprendevano la missione italiana del Piemonte, come Francesco De Sanctis, davo del governo napoletano la celebre definizione: The negation of God . Ma non bisogna calunniare neanche il Borbone, ammonisce l'Omodeo, che fu sempre intollerantis-sino d'ogni ingerenza straniera nel suo regno e lo crediamo davvero.
Dare pertanto la dimostrazione storica e giuridica della particolare natura dello Statuto, porre in evidenza una corrente di pensiero politico originale, mettere in luce l'opera esperta di un ministro che seppe sciogliere con abilità uno dei nodi gordiani più intricati che la storia nostra ricordi, è, per l'Omodeo, presentare come cosa nuova quanto i reazionari piemontesi andavano ripetendo sino alla sazietà.
E sufficiente riferire i termini della critica del prof. Omodeo, perchè non soltanto ognuno veda l'arlifìziosa e maliziosa confusione, ma anche