Rassegna storica del Risorgimento

OMODEO ADOLFO ; CARLO ALBERTO RE DI SARDEGNA
anno <1936>   pagina <812>
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E. Crosa
ne scorga il fine. Perchè, o FOmodeo comprende che è compito della scienza di ricostruire il valore obbiettivo di un atto che è essenzial­mente, e, prima di ogni cosa, un atto giuridico, anche perchè solo sa questa base è possibile procedere ad una valutazione politica che non sia arbitraria e soggettiva, ed allora la critica sua volutamente con­fonde i due aspetti del problema, al fine di sostenere la definizione di assurdo politico , o egli confonde la natura giuridica di un atto con il valore politico, e allora ho il dubbio che FOmodeo ignori i canoni primi di ogni indagine scientifica.
Ma una confusione, anche più maliziosa, è ancora fatta dalFOmodeo. Riferendo io dello stato d'animo dei piemontesi alle notizie di Lom­bardia e di Sicilia, affermavo che era una coscienza italiana ed uni* tarla che prorompeva. Che una tale coscienza andasse allora matu­rando in Piemonte non credo vi sia alcuno, storico o non, che possa dubitarne. E per fortuna una coscienza italiana non era mai venuta meno nella penisola intera. Ma non ho avuto alcun motivo di pro­nunciarmi sul moto del '48, ne di definirlo come unitario.
Senonchè il Piemonte del '48 dev'essere stroncato, e così, con disinvolta deformazione del mio pensiero, dopo aver citato le mie parole che riguardano la coscienza italiana ed unitaria, la consa­pevolezza, cioè, di appartenere tutti ad una sola nazione egli continua: Moto unitario il '48? Credo che ogni persona anche mediocremente informata, ne dubiti . Più disinvolta piroetta per confondere due fatti profondamente diversi, per gettare il dubbio sulla stessa consistenza di un'anima italiana nel Piemonte del '48, non si saprebbe immaginare. Coscienza unitaria e moto unitario, fatti distinti, divengono smommi, coincidenze nella prosa dell'Omodeo.
Per fortuna ben diversa fu la realtà riconosciuta dagli esuli che, d'ogni parte d'Italia, si rifugiarono a Torino nel periodo della reazione. Essi poterono constatare se una tal coscienza non s'era formata, se Torino non era divenuta veramente una città italiana che offriva la sua ospitalità ad Italiani, le cattedre della sua Uni­versità ad Antonio Scialoia e a Pasquale Stanislao Mancini.
Cosi, con tale animo, si fa ancor oggi, da parte di pochi, la
critica storica.
E. CROSA