Rassegna storica del Risorgimento

MONTI GIOVANNI NAPOLEONE ; GIOBERTI VINCENZO
anno <1936>   pagina <818>
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818 Vittorio Ciati
Mio caro, io riputrierò alle calcnde greche. Saprai clic Ho rotto anche l'ul­timo vincolo che mi stringeva al Piemonte, rinunziando circa un mese fa 1* in­fida dottorale. L'ho fatto per buone considerazioni che tu indovinerai senza che io te le dica.
La lettera si chiude con alcuni particolari di scarsa importanza.
Quattro giorni dopo - - il 26 novembre il bravo abate Monti, con la consueta sollecitudine affettuosa, lo informava del modo come egli, accompagnato dal fratello colonnello, aveva adempiuto il deli­cato incarico affidatogli dall'amico presso il generale Bava. Questi, espressa al Gioberti, per suo mezzo, la gratitudine per le belle cose che aveva scritto sul suo conto, dinanzi alla proposta fattagli d'un colloquio col Chiodo, aveva risposto di non potere assumerselo, anche perchè lo giudicava non conveniente.
È Stato, il Chiodo, ei disse, che colla battaglia di Novara fini le nostre rovine. È stato il Chiodo che inspirò al Re di dimetterlo da Generale in capo e che si adoperò perchè tal comando fosse commesso al Chzarnowschi (sic). Epperciò c'è un po' di ruggine tra il Bava ed il Chiodo, motivo per cui egli non potrebbe assumersi il carico di farsi officioso intromettitorc. Soggiunse poi che egli non poteva approvare veruna insinuazione presso il Chiodo, perocché egli non giunse ancora adesso ad emanciparsi di Madama sua moglie, la quale dal marito saprebbe tutto e potrebbe con commenti e con pettegolezzi donneschi travisare la cosa e a vece di un bene si avrebbe un danno maggiore.
U generale consigliava di lasciare che la cosa seguisse il suo corso ordinario e di attendere le mosse degli altri; egualmente il Monti raccomandava all'amico di non sequestrarsi dai termini della mode­razione e della pacatezza . Intanto, sapendo di fargli piacere, gli forniva un pò* di cronaca di Torino, nella quale, com'era naturale, l'opera giobertiana teneva il campo, e che, appunto per questo, presenta un certo interesse.
Mi venne supposto che Rattazzi scriverà un libro. Comunque il tuo libro in Piemonte ha uno spaccio grandissimo, e ben so dirti che molti fra gli intel­ligenti lo reputano il tuo capo d'opera. Da principio era criticato perchè pareva che tu te la pigliassi un po' fieramente contro qualche notabilità, ma ora le cose cominciano a guardarsi sotto un altro punto di vista e tu ci guadagni molto. So per relazione di Farini (il ministro) che il Re ha detto esservi nella tua opera delle grandi verità. Queste parole furono pronunciate in presenza dello stesso Farini.