Rassegna storica del Risorgimento
MONTI GIOVANNI NAPOLEONE ; GIOBERTI VINCENZO
anno
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1936
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pagina
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819
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Vincenzo Gioberti e Von. abate Giovanni Napoleone Monti 819
Si era detto ohe il generale Dabormida voleva intentare processo al Bocca, ma venni assicurato che no, e che sarebbesi contentato di quanto scrisse La Marmora nel Risorgimento che credo esserti mandato. È singolare che sinora i giornali non ne parlarono. Il Ferrara in una prolusione stampata nella Croce di Savoia uscita prima che si conoscesse il tuo libro si contentò di dire (parlando del socialismo) che non si stupirebbe di vederlo anche trasfuso nella dottrinale ed indigesta polemica di Gioberti. Mancini nella sua prolusione parlò di te con molta riverenza. Qui non abbiamo novità di sorta. II solo tuo libro forma da sé un avvenimento tale, da occupare bastevolmente il nostro mondo.
L'Esule, del suo cauto, ricambiava lo zelo cronistico del suo corrispondente, comunicandogli le novità del mondo politico francese, in una breve lettera del 2 dicembre, scritta alle 12 del mattino :
Carissimo,
Saprai le notizie strepitose di Parigi. L'assemblea nazionale e il consiglio di Stato sciolti, restituito il voto universale, il dipartimento della Senna posto in istato di assedio, il Presidente accasato alle Tuilerie (sic), Thiers, Cavaignac, Changarnier, e gli altri opponenti più insigni, arrestati, ecc. La città è piena di fremito e di agitazione.
Approvo il consiglio dell'ottimo generale B.(awa). Gli ho scritto ieri.
Inviava saluti ai fratelli del Monti e agli amici, e in particolare al marchese Pallavicino, con cui diceva mi scuserai se in questo brulichio non gli posso scrivere .
Alcuni giorni dopo riscriveva all'amico a Torino in data del 10 dicembre per autorizzarlo a riscuotere dall'ab. Anzino i fondi scaduti del benefizio di Cervera .
Ma nel frattempo gli era giunta una nuova lettera del suo Monti, in data del 4 dicembre, niella quale gli confessava le sue affettuose preoccupazioni per la salute di lui ripetendogli ancora una volta che, essendo i suoi mali derivati dal troppo lavorare , egli per guarire aveva il dovere di riposare assolutamente. E sapendo che all'amico riusciva quanto mai gradito conforto aver notizie dell'opera sua, non mancava di fornirgli nuovi ragguagli tutt'altro che trascurabili anche per noi:
A tua consolazione ti dirò che il libro fa furore. Quelli che più censuravano dapprincipio a ragione della personalità che credevano riscontrarvi, cominciano a rifare i loro giudizi. Tutti poi convengono essere tra tutte le tue opere la più sublime e la più bene compassata {sic). Sineo usci con una