Rassegna storica del Risorgimento

MONTI GIOVANNI NAPOLEONE ; GIOBERTI VINCENZO
anno <1936>   pagina <828>
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Vittorio Ciati
male è tutto di chi sopravvive, cioè nostro; e dico nostro perchè io partecipo vivamente al tao dolore e a quello dei tuoi fratelli...
10 m'aspettavo l'esito della Dabormidiana. Ma se concedo che sia rimessa, non posso ammettere che sia inconcludente; mettendo in sodo tutti i miei asserti, eccetto quello che riguarda le intenzioni. Intorno ad esso, io non poteva perseverare nella mia piena sentenza senza offendere il gen. Laniarmora, che ripetutamente mi si fece mallevadore della perfetta onestà delD. e dichiarommi di considerar come proprio l'onore di lui. Perciò io dovetti trattarlo in modo amichevole e conciliativo, salvo a mutar registro, se il generale o altri abu­sano della mia moderazione...
Per tutto quel mese di marzo nel nostro gruppo non v'ha alcuna altra lettera, mentre in quello Ferraris ve n'ha una del 12, la XXVI, nella quale merita d'essere rilevata un'informazione che il Gioberti offre all'amico nell'atto di raccomandare alla buona madama Pogliani d'aver cura della sua salute, e di guardarsi dai salassi, che, egli afferma, eccetto pochi casi, sono la maledizione della medicina. Finché io vissi in Piemonte, ero salassato ogni anno. Da che ne son fuori non mi han più tocco le vene e sto benissimo .
Benissimo ? C'è da dubitare che questo superlativo fosse di trop­po. Sta il fatto che in quei due anni 185152, che furono gli ultimi della sua vita, come risulta anche da queste lettere, l'Esule, sia pure effetto delle dure fatiche alle quali si sottoponeva, era costretto ad accusare spesso non lievi disturbi fisici, febbri ed emicranie, che erano causa di interruzioni nei suoi lavori e che non potevano non indebolire, a lungo andare, il suo organismo.
A fare apposta, nella prima lettera che incontriamo in seguito, quella del 7 aprile, il Gioberti spiega all'amico, la causa del suo lun­go silenzio , che era stato un attacco di grippe, con febbre, tanto da costringerlo a stare parecchi giorni a letto. Assicurava, però, che, dalla tosse in fuori, si sentiva ristabilito. Conia salute aveva ripreso i suoi spiriti di acre combattente. Scriveva, fra l'altro:
La lettera di Pinelli è gesuitica da capo a fondo. Persuaditi pure che l'ambi­zione e le passioni politiche l'hanno corrotto sino alle midolle. A piemia pedis usque ad verticem cupida non est in eo sanitas, intendendo il testo spiritual­mente. Stanne lontano il più che puoi ; perchè la compagnia dei bricconi non è degna di te.
11 Gioberti, che parlava di passioni politiche corruttrici, non si accorgeva che dando del briccone , sia pure politicamente o spiri­tualmente , ad un galantuomo e valentuomo come il Pinelli, si lasciava