Rassegna storica del Risorgimento

MONTI GIOVANNI NAPOLEONE ; GIOBERTI VINCENZO
anno <1936>   pagina <831>
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Vincenzo Gioberti e Von, abate Giovanni Napoleone Monti 831
La congettura d'un forte ritardo nella risposta sarebbe giustificata da quanto è detto nella stessa lettera del ritorno grippesco , cioè d'una ricaduta dell'influenza che aveva colpito il Gioberti, ma la data 7 maggio è esclusa dai bolli postali di Parigi e di Torino, che recano rispettivamente le date, di partenza e d'arrivo: 5 mai e 8 maggio . Quindi la lettera deve ritenersi scritta o il 4 o il 5 di maggio. In essa il Gioberti diceva all'amico che quella perdita gli cagionava un dolore e un rincrescimento amarissimo, ma ne pur l'om­bra di rimorso , avendo egli coscienza di avere adempito, scrivendo, il debito di buon cittadino .
Curioso, l'esordio della lettera che il 1 maggio il Monti inviava all'Esule per mezzo d'un giovinetto francese, suo collegiale che ritor­nava in famiglia:
Sono desideroso oltre credere, che si verifichino tra te e me le simpatie di certe lumache, ma non tanto, che tu in questi ultimi giorni abbia pur dovuto soffrire e di gola e di fehhre, come ho sofferto io. Pure un malo spirito mi ha detto che tu pure hai patito qualche cosa.
Questo tema delle lumache offrirà più tardi, cioè il 18 di quel mese, al Gioberti lo spunto per una delle sue lettere più affettuosamente briose, che va riprodotta senz'altro:
Mio carissimo Monti,
Hai tu inteso delle lumache simpatiche ? Quando l'una di esse tira le corna, anche l'altra le mette fuora. Lo stesso accade fra noi. Se tu hai male ai denti, anch'io soffro in questa parte; se tu hai infocazione di gola, mi accade altret­tanto. Ora tu perdi la voce a ogni poco: lo stesso incontra a me. Oggi sto bene, ma quando esco di casa, la mia voce si offusca; e rientrando, mi trovo arro-cato. Ben vedi che con questa nostra simpatia, mal mi saprebbe se tu rimin-ziassi al viaggio di Parigi. Ma non oso pigliar su di me di confortarvici (sic); perchè mi dorrebbe troppo se potesse nuocere al tuo impiego e metterti in uggia al governo. Poni per fermo questo presupposto; che i ministri e mas­sime l'Azeglio mi han sulle corna; checché dicano ipocritamente sul conto mio; e me ne danno dei saggi anche in Parigi. Ora ciò stando, una tua gita non potrebbe essere veduta di mal occhio? Pensaci, consigliatene cogli uomini oculari (ma non col 3.[ertinatU?] a cui ti prego di non dir nulla di tutto ciò) e poi risolviti in conseguenza. L'infinito piacere che proverei in abbracciarti sarebbe troppo amareggiato se tu in qualche modo avessi a soffrirne.
La mia Aggiunta si stampa sotto titolo di Preambolo. Essa concilierà i diritti dei vero coi riguardi dovuti allo stato del Dabormida e colla morte del Pinelli.