Rassegna storica del Risorgimento

ANDREINI RINALDO ; 1845 ; ROMAGNA
anno <1916>   pagina <509>
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ME libero;- mu mio * nnztàhè su questi! scomunicata spiaggia di pirati, ferocemente distrutti ni larfóiosuwlitity sosti-wtó: d* tutto f dio Iti- olvilissaziona ha prodotto di più barbaro, mi stessi tuttavia prigioniero sul bastioni di quella forlcxxs lo arci men tristo e più tranquillo. E questo non è esclamazione, m vw stato dell'animo che il sólo proscritto tu,, confratello, puoi comprendere.
Di là adesso inolio più elio allora venirci sorgere col mattino, vestito di soave luco creatrice, l'astro della, vita, per T{* splendere ut poggi ameni, nulle fertili colline e per sorrìdere fu amorosi! guisa agli avanzi di San Miniato come ad una immortale vittima dell* ultima tu grandezza, o Fiorenza, come ad un ine* eorabile accusatore della tua odierna umiltà, Di là vedrei mostrarsi confusi in un lontano orizzonte gli carsi avanzi di Fiesole e direi: 4 Questa la giusta leggo del destino: opprimesti, anzi vilmente distruggesti, o Fiorenza, i fratelli per sete iniqua di potere; ebbene, un tuo figliuolo, perfido per libidine di regno, potente per discordia cittadina, vicario del Cristo che ti eri eletto re e custode della tua Repubblica, ti scagliò contro orde spagnuole e tedesche,, compro il tradimento del tuo mercenario capitano e:in tC: Spense 1* ultima face delllibertà d'Italia!* pi 14 vedrei acorrere e pacatamente solcato il tuo seno, o Firenze, dal maestoso o pacìfico Arno ebe ambendo lo fondamenta de1 tuoi gloriosi e superbi palagi ne riflette le bellezze argentate dalla luna, quasi per renderne più vaghe le immagini, poi di tratto in tratto straripa e minaccia sommergerli come so anche gli elementi volessero avvertirti che sono un insulto alla miseria presenta, un'Indegnità della cittadina abiezione. Di là vedrei gii ameniasimi viali di Boboti a le fonti e gli alberi et fiori che vagamente disposti Io adornano ed innalzano fragranti frescure che temperano i raggi ardenti del meriggio. Di là ve­drai ogni giorno 11 solenne tramonto dietro, la religiosa e pupa maestà delle Cascine, che colte elmo degli alberi sublimi gli pre-stano una quasi benda di duolo, come se ogni giorno volesse mo­strarti Fiorenza, U lutto della patria. Di là vedrei la deliziose vallate di Prato ed il magnifico anfiteatro di vampi ubertosi che ti, siedono attorno quasi spettatori dello spettacolo della tua città, o graziosa Fiorenza: Di là vedrei la cupola dì S. Maria del Fiore, orgoglio del genio italiano, eloquente condanna d'ogni tirannia!
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