Rassegna storica del Risorgimento
BARI ; COZZOLI GIOVANNI
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1936
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856
Saverio La Sorsa
Ed invero nel pomeriggio del giorno 6, il maggiore Gentile ed il Gozzoli, che era tenente dei militi, uniti a parecchi settari, organizzarono una dimostrazione, e dopo aver spiegato al popolo i fini del movimento liberale, inalberarono lo stendardo tricolore. Il Sindaco Sigismondo e il giudice Cozzolipoli, che già il giorno avanti avevano installata la Riserva Urbana, per tenere a bada il popolo, furono presi da vivo sgomento, e pur non essendo stato turbato l'ordine pubblico, mandarono urgenti dispacci al capo della Provincia per informarlo della cosa, e domandare se potevano procedere all'arresto dei faziosi.
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Intanto il moto carbonaro trionfava da per tutto, ed il Re, contro la sua volontà, fu costretto a dare la Costituzione. Il giorno 10 luglio arrivava da Napoli la staffetta che portava la lieta notizia, e da per tutto si avevano dimostrazioni di gioia per la conseguita libertà.
Altre dimostrazioni ebbero luogo dopo il 13 luglio, giorno in cui Ferdinando I giurò la Costituzione, e Giovanni Cozzoli, coadiuvato da marinai e mercanti, di cui era autorevole capo, e dai buoni cugini I della Vendita intitolata Figli di Scevola , promosse una festa popolare con bandiere e spari di mortaretti per suscitare simpatie al nuovo regime.
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Terminate le feste, si die principio alle nuove riforme, ed il primo atto importante del governo fu il decretare le elezioni dei deputati al Parlamento Nazionale. Le elezioni dovevano farsi per tre gradi, cioè prima nelle circoscrizioni parrocchiali, poi in quelle distrettuali, ed in ultimo in quelle provinciali.
Le assemblee elettorali nella provincia procedettero senza incidenti; solo nella riunione distrettuale di Barletta il Cozzoli provocò un tumulto, che per fortuna non ebbe serie conseguenze. Alla riunione degli elettori compromissari parteciparono Ascanio Turco per Trani, l'arcidiacono Consiglio per Bisceglie, e l'arciprete Giovene per Molfetta.
E poiché tra Molfetta e Bisceglie vi era rivalità, mal sopportando la prima che le più alte cariche della Carboneria, come quella di Gran Maestro del distretto, e l'altra di Venerabile della provincia fossero tenute da due biscegliesi, Domenico Antonio Tupputi e Massimo Fiori, questa gelosia ebbe una violenta manifestazione nel giorno della elezione*