Rassegna storica del Risorgimento

BARI ; COZZOLI GIOVANNI
anno <1936>   pagina <858>
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Saverio La Sorsa
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Avvenuta la catastrofe, le provincie furono invase da disertori e da fuggiaschi, che gettate le armi, e rotta ogni disciplina, cercavano di raggiungere i propri paesi, dandosi, lungo il cammino, ai saccheggi ed alle rapine. Furono adottati energici provvedimenti per mantenere l'ordine pubblico, e vennero sciolte tutte le milizie volontarie. Il Ministro di Polizia inviava circolari alle autorità per assicurare che il governo non aveva intenzione di molestare alcuno di coloro, i quali avevano fatto parte di associazioni segrete, e prometteva di porre in oblio le passate vicende.
Il nuovo Intendente della Provincia di Bari inviava ai Sindaci dei diversi Comuni una circolare, in cui, dopo aver lodati i proclami mandati dal Re da Lubiana e da Firenze, assicurava che una grande calma regnava da per tutto, e che tale stato di cose assai consolante onorava le popolazioni, e rispondeva: alle vedute benefiche e fra­terne dell'augusto Sovrano .
Questa circolare, che sembrò un epicedio alla pubblica libertà, non ébhe da parte del decurionato di Molfetta la dovuta pubblicità. Essa fu affissa nell'albo pretorio del Comune come un atto qualunque, né fu divulgata nel paese. Giovanni Cozzoli, che più degli altri era rimasto sdegnato dalla malafede del re spergiuro, ritenendo che quel documento fosse un insulto alla disgrazia che aveva colpita la nazione, ordinò che fosse bruciato in segno di disprezzo.
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Ma mentre si prometteva perdono alle colpe di settarismo, inco­minciarono presto le persecuzioni, le inchieste segrete, i processi e le condanne. Tornato al potere il famigerato Principe di Canosa, questi divenne l'arbitro della politica borbonica e dette al suo governo un'impronta reazionaria. Furono annullate tutte le disposizioni emanate dopo i moti del luglio precedente in riguardo alle libertà civili e politiche; vennero disarmati i cittadini, e cacciati dagli impieghi quanti avevano mostrato qualche propensione alle novità politiche. Tornato il Re a Napoli pubblicò un editto in cui confer­mava le disposizioni contro le associazioni illecite, comminando la pena di morte per i capi, l'esilio di 10 anni a chi conservasse libri, emblemi ed altri distintivi delle sette, ed oltre l'esilio, la frusta o qualche altro pubblico esempio per chi esportasse tali oggetti; minac­ciava la reclusione di 10 anni, la frusta e grave multa a chi concedesse