Rassegna storica del Risorgimento
BARI ; COZZOLI GIOVANNI
anno
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1936
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Saverio La Sona
regioni diramava sottili propaggini in questo o quel luogo, accendeva piccoli focolari che dovevano divampare a tempo opportuno, ravvivare la fede in una nuova riscossa. Si hanno vaghe notizie di clandestine fratellanze , di famiglie , di congreghe , di cospiratori sorte in diversi punti della Provincia, che paiono dovute alla azione astuta ed infaticabile del Cozzoli. Secondo una lettera inviata a Giuseppe Mazzini da Emilio Bandiera e da Kicciotti nel 1844 Lecce, Bari, Foggia, erano agitatissime . Se anche queste associazioni segrete non erano saldamente organizzate, se anche mancavano di unità di indirizzo e di metodo, erano segni manifesti del fremito che agitava la nostra borghesia, e del suo desiderio ardente di spezzare le catene del servaggio, e di vivere vita più libera.
Molfetta in quegli anni offriva un ambiente assai favorevole alle cospirazioni per il conseguimento della libertà; poteva dirsi il centro più notevole della regione, sia per altezza d'ingegni, che per ardimento di opere. Non era solo la città marinara e commerciale, ma anche il maggior focolaio della cultura e del sapere.
L'antico seminario, che vantava secoli di gloriose tradizioni, aveva meritata fama non solo nella regione pugliese, ma anche in tutto il Mezzogiorno.
Centinaia di giovani accorrevano dalle diverse città pugliesi, dalla Lucania e dal Beneventano, ad attingere il pane della scienza dal nostro Ateneo, dove insieme alla cultura ed alla religione apprendevano i principi del ben vivere, ed imbevevano lo spirito di arditi sensi di libertà.
Per quanto proibiti i libri, che non fossero ispirati alla ubbidienza cieca delle leggi ed al rispetto del governo, pure si leggevano di nascosto, e non pochi di quei docenti, compresi dalle idealità dei nuovi tempi, davano al loro insegnamento un indirizzo più moderno ed informato a sentimenti tutt'altro che reazionari. Se il seminario irraggiava il sapere nella Puglia e fuori, doveva far sentire più efficacemente il suo benefico influsso nella città, che si gloriava d'averlo.
In occasione di feste civili o ecclesiastiche i seminaristi rappresentavano drammi, talvolta ispirati a sensi di libertà, recitavano vergi di grandi poeti, leggevano le loro produzioni in rima o in prosa, eseguivano pezzi di musica classica, o melodie inventate da essi. A quelle accademie interveniva il Vescovo, il Clero, l'Intendente della Provincia e qualche dotto forestiero, e con quelle gare poetiche, con quella diffusione di cultura si raffinavano gli spiriti, s'ingentilivano i costumi, si destava la brama del sapere, si preparavano gli animi alle novità, si creava l'ambiente propizio ai rivolgimenti politici e sociali.