Rassegna storica del Risorgimento

BARI ; COZZOLI GIOVANNI
anno <1936>   pagina <861>
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Giovanni Consoli - Pagine di storia del Risorgimento, ecc. 861
Difatti a Moffetta c'era un livello medio di cultura assai superiore a quello di altri paesi. Molte famiglie, anche modeste, avevano la possibilità di dare ai figli un'istruzione elevata, ed alcuni che non sentivano l'inclinazione per la carriera ecclesiastica, s'addottora­vano nelle libere professioni a Napoli od a Roma, dove avevano agio di fare conoscenze e di stringere relazioni con persone di sentimenti liberali, e coi patrioti di vecchio stampo.
11 clero, assai numeroso ed influente, vantava uomini dotti in ogni ramo dello scibile umano; alcuni di essi, imbevuti delle idee nuove, erano intolleranti del dispotismo, ed alla vita quieta e ras­segnata del sacerdozio preferivano quella battagliera e pericolosa delle sette e delle cospirazioni. Era impossibile che uomini educati al culto delle lettere e delle scienze, all'indagine ed alla critica, doves­sero mostrarsi proni alla tirannide, accettare quel regime di cieca oppressione, che soffocava ogni libertà di pensiero, impediva ogni iniziativa individuale o collettiva.
La borghesia molfettese era attiva, operosa ed intraprendente. La parte più colta ed elevata della cittadinanza, tolta qualche doz­zina di famiglie, che appartenevano alla antica nobiltà, era formata da gente che godeva modesta agiatezza, per essersi data ai traffici, ai commerci e alle piccole industrie. Quasi tutti i ricchi e i bene­stanti erano originariamente mercanti, proprietari di campagna, marinai e navigatori, che facendo il commercio con i paesi della provincia e con quelli della sponda opposta dell'Adriatico, da Trieste a Corfu, avevano acquistato perizia ed agiatezza, spirito d'intrapren­denza e audacia di propositi.
Con l'agiatezza era venuto un desiderio di migliorare le proprie condizioni intellettuali e morali, una brama di novità, una irre­quietezza, che predisponeva l'animo ai rivolgimenti politici e alle congiure.
Piccoli commercianti, modesti industriali, spinti dal desiderio di guadagno, andavano nei paesi dove c'era possibilità di lavorare, e aprivano fabbriche, vendite di vini e d'olii, spacci di coloniali e di droghe, di vetri e di porcellane che i marinai molfettesi portavano da Trieste o da Fiume, da Zara o da Sebenico. Cosi sorsero piccole indu­strie in varie città del Salento e della Lucania, nel Beneventano e nel Molise per opera di molfettesi, alcuni dei quali, più audaci degli altri, si spinsero fino a Corfu ed a Ragusa, a Malta e a Smirne, dove tuttora vivono i discendenti.
Il nostro porto era il più importante scalo dell'Adriatico pugliese, e ogni settimana vi approdava un vapore del Lloyd; con i battelli