Rassegna storica del Risorgimento

BARI ; COZZOLI GIOVANNI
anno <1936>   pagina <863>
immagine non disponibile

Giovanni Cozzali - Pagine di storia del Risorgimento, ecc. 863
sparati fuochi d'artificio in segno di giubilo. Altri festeggiamenti di svolsero il 10 febbraio, quando il sovrano proclamò la costituzione politica insieme con i rispettivi articoli; ed altri più clamorosi ebbero luogo il 5 marzo per celebrare l'atto del 24 febbraio, per il quale il Re solennemente giurava lo Statuto come patto fondamentale ed irrevocabile avvenuto fra il popolo e lui.
In quella circostanza Molfetta fu in un vero tripudio; oltre alle solite luminarie ed agli spari di mortaretti, vi fa messa solenne e Te Deum nella cattedrale, e Giovanni Cozzoli, comandante della Guardia Nazionale provvisoria, passò a rassegna i militi, a cui dette una bandiera tricolore. Dopo la cerimonia religiosa ordinò alla milizia di fare il saluto militare alle autorità, e di sparare una salve di fucili in segno di letizia. Fu imposto agli unici pubblici ed alle barche, che erano ancorate nel porto, di elevare il tricolore, e la sera dinanzi al suo palazzo sfarzosamente illuminato si svolse una calorosa dimo­strazione promossa dai suoi militi.
* * *
Allorché con decreto del 13 marzo fu istituita definitivamente la Guardia Nazionale, in ogni città furono organizzate le Compagnie, che dovevano badare al mantenimento dell'ordine pubblico. Le quattro Compagnie di Molfetta ebbero per capitani: Giovanni Coz­zoli, Giacinto Poli, Tommaso Panunzio e Maurizio Fraggiacomo.
Investito di tale carica il Cozzoli divenne più audace, e assunse un contegno di vero dittatore nel paese, onde gli venne dato l'appel­lativo popolare di Re Cuozzo . Li quei giorni di esaltazione gli animi depressi ripresero vigore, e date le strettezze, in cui si dibat­teva il popolo, si cominciò a protestare per le esose gravezze, ed a reclamare provvedimenti adeguati.
Il Cozzoli, approfittando della debolezza delle autorità regie e dell'ignavia di quelle comunali, spinto dalla sua indole ambiziosa, si attribuì mansioni e poteri, che non gli spettavano, e per assecon­dare i desideri dei popolani, i quali per la scarsità del raccolto vivevano negli stenti, non vedendo accolta con la dovuta sollecitudine una sua petizione all'Intendente, in cui invocava con stile imperioso l'aboli­zione del dazio sullo sfarinato, lo tolse di motu propio, e fece bandire alla cittadinanza la sua ordinanza.
La superiorità del Cozzoli non era riconosciuta soltanto fra i suoi concittadini, ma anche nei diversi paesi della Provincia. Essendovi fiero dissidio in Ruvo fra due partiti che si disputavano le cariche