Rassegna storica del Risorgimento
BARI ; COZZOLI GIOVANNI
anno
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1936
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864
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864
Saverio La Sorsa
della Guardia Nazionale, il colonnello Ottavio Tupputi, che era il comandante di Terra di Bari, commise al Cozzoli il mandato di indurre le parti ad un accordo.
Recatosi sulla fine di marzo in quella città, obbligò le parti contendenti a rappacificarsi deponendo le loro rivalità in omaggio ai supremi interessi della patria. H suo alto linguaggio parve che avesse conquistato gli animi di tutti, on d'egli chiese un solenne giuramento di concordia. Qualcuno a quella proposta si rannuvolò, ma il Cozzoli cavò di seno un pugnale, e disse che lo avessero colpito, se egli stesse per chiedere cosa men che lecita ed onesta.
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La legge elettorale pubblicata il 29 febbraio indiceva l'elezione dei deputati per il 13 aprile, ma questa fu differita al 18 a causa delle mutevoli vicende del Ministero napoletano; e la elezione fu ripetuta il 30 in seconda convocazione, non essendosi raggiunta la maggioranza legale per tutti i rappresentanti assegnati alla circoscrizione barese. Molfetta votò per Saverio Barbarisi, uomo d'idee estreme, mentre il nostro concittadino Sergio De Iudicibus, dotto sacerdote e amico di Luigi La Vista, fu bocciato, perchè troppo tiepido. Senza dubbio tale risultato fu dovuto alla propaganda energica e risoluta del Cozzoli.
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Ma in quei giorni la città fu turbata da violente agitazioni, dovute allo spirito reazionario del vescovo, monsignor Giovanni Costantini, e alla irrequieta prepotenza del Cozzoli, il quale mal tollerava che al mutamento del Regime tutti i parrucconi si fossero camuffati da liberali, si fossero abbracciati come fratelli, ed avessero concordi levato voti al cielo perchè l'era fortunata della libertà fosse stata duratura. Ma quanta ipocrisia vi era in essi !
Vi ha è vero scriveva il Cozzoli in quei giorni dei buoni, degli eroi dei veri liberali, nei cuori dei quali la virtù, la libertà ha trono, ma vi ha degli altri, e non pochi, mossi da ree passioni, i quali sotto la maschera del liberalismo, ardentemente desiderano il ritorno, orribile a dirsi, del regno di ferro, cioè il dispotismo. E tu, o Molfetta, patria mia, fatta ti sei empia, fetida sentina il coi puzzo la Provincia offende. Non è forse la tua terra gremita dei mascherati perversi nemici della libertà, capo e patriarca dei quali s'erge baldanzosamente monsignor Costantini ? Non sono i tuoi figli, che domandano il