Rassegna storica del Risorgimento

BARI ; COZZOLI GIOVANNI
anno <1936>   pagina <865>
immagine non disponibile

Giovanni Cozzali Pagine di storia del Risorgimento, ecc. 865
ritorno di colui* che con mano empia comprimeva poco fa ogni nostro pen­siero, ogni nostra parola ? 0 rossore ! o vergogna ! Se tanto vile e sciagurata dovevi mostrarti, io da figlio amorevole avrei amato vederti piuttosto consunta dal fuoco della vendetta di Dio, come Sodoma e Gomorra, e non ebbra e brutta prostituta a coloro che nel nuovissimo die del Gran Cataclisma Europeo retro­grado e sciagurato opporre si doveva alla Redenzione dei popoli.
* * *
Monsignor Giovanni Costantini dopo la nomina a Vescovo, era entrato trionfante inMolfetta accolto dal popolo con giubilo e rispetto.
Ma ben presto si conobbe il suo spirito reazionario. Secondo una relazione scritta dal Cozzoli, e quindi un po' tendenziosa:
si videro subito le avide brame, i soprusi, le ire codarde ; ad unT ingiustizia tiene dietro un'altra, il merito è conculcato, l'imbecillità esaltata. Alla Del Garretto, entra sfacciato nei segreti delle famiglie, le controversie inappellabilmente decide, a chi protesta contro gli abusi, a chi muove qualche lamento, risponde quelle consuete aborrite parole: Io scriverò al Ministro di Polizia, io vi metterò al dovere. La mano rapace stende sulle pie istituzioni, sui privilegi delle Congreghe; scaglia l'interdetto alle chiese ed ai preti arbitrariamente. I giusti clamori dei depressi scuotono la Consulta di Stato, la quale da ultimo gli sta contro saldamente.
L'indignazione dei diocesani era generale, ed a Terlizzi 1* 11 maggio 1845 la folla insorse contro il mitrato, assalì la Catte­drale, e forzatala a colpi di pietra, infierì contro i ministri del­l'altare, i satelliti del Costantini, che chiamato a morte, pesto e insanguinato, a stento, con l'aiuto di pochi generosi, riuscì a met­tersi in salvo.
Il Cozzoli ricordava poi l'entusiasmo con cui Molfetta aveva accolto l'annunzio della concessa costituzione. Si corse al palazzo del Vescovo per invitarlo a nome del popolo a cantare il Te Deum.
Costretto, scende in chiesa ; il dispetto, il corruccio, la rabbia mostratisi a vicenda sul piombino {sic) viso. Intanto la pubblica esultanza è al colmo. Bandiere variopinte sventolano da per tutto. Le grida: Viva la Costituzione, viva la libertà, viva Ferdinando II non finiscono mai; la voce che viene meno, è rafforzata dal sacro fuoco della libertà, e grida e poi grida. Tuonano i cannoni, a martello suonano le campane, i musicali strumenti fortemente concitano; vedi dovunque un affollarsi, un abbracciarsi con frenetica ebbrezza.
9