Rassegna storica del Risorgimento

BARI ; COZZOLI GIOVANNI
anno <1936>   pagina <870>
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Saverio La Sorsa
Lasciamo la parola allo stesso Cozzoli, che con uno stile ampolloso in una sua memoria del 1 maggio 1848, intitolata La difesa di Molfetta , descrive ciò che accadde in quei giorni.
L'Italia si redime, la Francia giganteggia per le repubblicane istitu­zioni, la vecchia porpora di Gasa d'Austria è fatta a brani dall'ira popo­lare, mostrando lo scheletro schifoso di sua stolta diplomazia. E mentre la scintilla elettrica della libertà scotendo fortemente i troni, riscatta dal­l'antico servaggio l'Europa, e Guizot si nasconde, e Metternic fugge, vi ha degli empi, che sotto il santo nome di libertà covando rei disegni, osano attentare alla pubblica quiete, ed accennare in tal modo all' infame dispotismo. L'orribile trama che i perversi meditarono in sullo scorcio di aprile del 1848 n*è prova.
Sorge una voce minacciosa e terribile, essersi formata una combriccola infernale diretta da Molfettesi, di mettere a sacco e ruba Barletta e Bari, e ivi proclamare la Repubblica. La calunnia presto ingigantisce e corre da un capo all'altro della provincia, chiamando i suoi figli a tutelare la patria; si chiudono a muro le porte, si arma la popolazione, si fissano delle scolte e si dà pronto avviso per telegrafo all' Intendente della Provincia, perchè arrestasse il torrente dei ladroni, degli empi repubblicani. Quegli manifestando il pericolo e l'urgenza spinge i Baresi alle armi, i quali baldi irrompono verso Giovinazzo, attendendo i rivoltosi, gl'infami, i saccheggiatori.
Intanto in così grande ansietà passano le ore, i giorni, e nulla si vede. Solo a Molfetta regna la quiete, mentre dovunque è un dubbiare, un domandare, un trambusto, un disordine.
Li questo mentre la frode comincia ad intravedersi, si manifesta, è certa. Lo sdegno prorompe dall'onesto cittadino che infine scorge donde mosse la infame diceria, e fremendo tace. La truppa dei Baresi si ritira, e la pubblica tranquillità non è compromessa.
La colpa di tali voci è da attribuirai alle autorità provinciali. Ciascuno sa che la provincia intera coi suoi giusti clamori protesta contro l'apatica e la finta debolezza delle autorità, che si pronunziano già perfide e vendute forse a chi tutto poteva poco fa. Perchè tanto inusitato zelo, tanta aperta rabbia per una voce ridicola e bugiarda ? Molfetta dista di poche miglia da Bari e Barletta; perchè non spingere dei corrieri al magistrato, al sindaco del Comune prevari-' catore, per conoscere il vero? In poche ore si sarebbe dileguato ogni dubbio. Adunque si additino alla pubblica esecrazione i moderni Seiani, i redivivi Tigellini, i quali empi e traditori mettendo ogni fidanza nella guerra cittadina sperano menare una città contro dell'altra, mandare a spargere sangue la Provincia e il Regno, e quindi tra le dissensioni, le gare municipali e le stragi indebolire ed imperare.