Rassegna storica del Risorgimento

BARI ; COZZOLI GIOVANNI
anno <1936>   pagina <873>
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Giovanni Cozzoli - Pagine di storia del Risorgimento, ecc* 873
A Molfetta trovò caloroso appoggio presso il Cozzoli che lo pre­sentò ai suoi aderenti, e fece loro firmare un indirizzo alla Camera chiedente le riforme su dette. La venuta del Barbarisi servì a rinfo­colare gli animi e ad eccitare vieppiù le passioni; se ne videro presto le conseguenze*
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Esula dal nostro compito il narrare i fatti che accaddero a Napoli il 15 maggio e gli avvenimenti successivi.
Le notizie della Capitale pervennero prestissimo in Provincia, e dappertutto destarono profonda commozione e vivissimo sdegno contro il sovrano. Alcuni patrioti, non disperando ancora delle sorti della libertà, tentarono di riunirsi e di sollevare lo spirito pubblico.
Questa iniziativa partiva da Monopoli, donde il 16 maggio fu spedito un invito circolare riservatissimo ai capi liberali, per racco­glierli urgentemente in quella città, e discutere sul da farsi nella grave crisi che attraversava la Nazione.
anizzatori di quel movimento furono il barone Tommaso Chezzi, il teologo Giuseppe Del Drago, il sacerdote Carlo De Donato di Molfetta, il dottor Francesco Valente e il sudiacono Costantino Vitti. Si scelse la città di Monopoli come base dell'agitazione, perchè posta quasi al centro fra le due province di Bari e di Lecce. Il 18 ebbe luogo il convegno dei rappresentanti di diverse città, e fra gli altri vi parteciparono i delegati di Molfetta: Liborio Romano e France­sco Saverio Muscani. La discussione fu vivace, ma non sorti alcun effetto, perchè mentre i più esaltati, proponevano l'installazione di un governo provvisorio insurrezionale, i moderati, non volendosi mettere fuori legge e romperla col governo costituito, respinsero la proposta, e dopo inutili diatribe che gli uni scagliavano contro gli altri, si sciolsero senza aver concluso nulla di concreto.
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L'idea dell'insurrezione che naufragava a Monopoli, tentava di rivivere a Molfetta per opera di quell'anima fiera e ribelle che era Giovanni Cozzoli.
Costui era rimasto vivamente indignato per i dolorosi fatti acca­duti a Napoli, che nella sua fantasia esaltata apparivano ancor più foschi e gravi di quanto fossero stati in realtà, e fremente di sdegno contro il sovrano, macchinava i disegni più arrischiati. Egli prevedeva giorni funesti per la libertà, e voleva correre al riparo, invitando alla
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