Rassegna storica del Risorgimento

BARI ; COZZOLI GIOVANNI
anno <1936>   pagina <879>
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Giovanni Cozzali - Pagine di storia del Risorgimento, ecc. 879
Molfetta si recavano. Ora egli inculcava ai Sindaci della Provincia che ai fossero fatti a chiedere la costituzione del 1820, di che egli medesimo avanzava peti­zione al Re ed ai ministri; ed ora ai Sindaci medesimi mandava una protesta per la novella elezione disposta dal Governo, onde da tutti si fosse riconfermata la disciolta Camera del 15 maggio. Disponeva che non si fosse pagato il con­tributo fondiario, e diramava delle circolari ai Capitani della Guardia Nazionale della Provincia, ingiungendo loro di approntare gente armata per riunirsi in Molfetta e discutere affari di grave momento.
Diversi cartelli incendiari furono pubblicamente affissi, e specialmente uno dopo il 15 maggio che incitava i fratelli cittadini ad armarsi ed accorrere sulla capitale per vendicare il sangue dei martiri di Napoli, e schiacciare la testa all'idra.
Attraversava il cammino ai soldati della riserva, chiamati dal Governo in rinforzo delle truppe attive, e intimava loro di non ubbidire e di ritornare nei rispettivi paesi.
Inoltre lacerava le liste degli eleggibili alla nuova Camera dei Deputati, affermando che quelli eletti nei comizi dell'aprile erano i veri e soli rappre­sentanti della Nazione.
Difatti il 15 giugno, quando gli elettori di Molfetta si reca­rono alle urne, uniformandosi a quanto si era deliberato di fare in tutte le città del Regno, votarono una vibrata protesta contro l'atto illegale e arbitrario del ministero, e dichiararono di ricon­fermare i Deputati già eletti in precedenza.
* * *
Non furono questi soltanto gli atti d'insubordinazione commessi a Molfetta in quei giorni di fermento e di rivolta, ma altri se ne perpe­trarono dal Cozzoli e dai suoi seguaci.
H 19 giugno egli, conformandosi a quanto gli veniva suggerito dagli elementi più ribelli delle Puglie e della Lucania, chiamò a raccolta nel trappeto della casa paterna i componenti la famiglia, e fece approvare quanto è detto nella seguente dichiarazione, scritta dal suo segretario Giovanni Alfonso Pansini, e sottoscritta da 113 affi­gliati, atti alle armi:
Al fratello Presidente Giovanni Cozzoli,
I qui sottoscritti domandano che la Famiglia sia organizzata in colonna mobile armata, la quale dev'essere sempre pronta a difesa della Patria.
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