Rassegna storica del Risorgimento
BARI ; COZZOLI GIOVANNI
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1936
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Saverio La Sorsa
democratica, incarnata dal Cozzoli, doveva portare necessariamen te alla disgregazione e all'insuccesso.
A tale convegno, che riuscì importante per numero di convenuti, fra i rappresentanti molfertesi vi andarono: Giovanni Cozzoli, Raffaele De Lago, Guglielmo e Zaccaria Gallo, Graziano e Mauro Candida, Simone Girardi e il sacerdote Felice Nisio.
Quali discussioni si svolgessero fra i numerosi intervenuti non ci è dato di sapere; solo si conosce che fu stabilito di convocare una Dieta a Bari per radunare i rappresentanti di tutti i paesi della Provincia e concretare un programma d'azione; e furono nominali i rappresentanti di Terra di Bari alla grande Dieta che il 25 giugno doveva tenersi a Potenza fra i delegati di tutte le provincie del Mezzogiorno, Furono designati il barone Ghezzi Petraroli, Carlo De Donato, Tommaso Calabrese e Achille Orofino. Di essi due erano molfettesi, cioè Carlo De Donato che era aio in casa Ghezzi, ed il dottore Achille Orofino, oriundo di Casamassima, ma ammogliato e domiciliato da molti anni nella nostra città; quest'ultimo senza dubbio fu imposto dal Cozzoli, perchè doveva essere il suo portavoce e rappresentare la tendenza ultraliberale nella Dieta Interprovinciale.
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H convegno di S. Spirito servì a mantenere sempre più accesi gli Attirai dei molfettesi, che trascesero a nuove intemperanze. Come reazione al governo che esigeva le tasse e le destinava a mantenere la sbirraglia, la quale serviva a puntellare la tirannide e a soffocare la libertà, il Cozzoli ordinò di non pagare più la fondiaria, e insinuò ai marinai ed ai naviganti di compiere atti di contrabbando; volle però che i tributi che non erano pagati allo Stato, fossero devoluti ad organizzare la cospirazione ed a preparare un'energica difesa.
Fermo nell'idea di eccitare un'aperta e sanguinosa ribellione, impose ai proprietari di bastimenti e di trabaccoli di consegnare i cannoni che possedevano. Chiamò l'ex-sergente d'artiglieria Antonio Ferrari, e l'invitò a renderli utilizzabili. Indi ordinava a Nicola Celestino di montare nella bottega di Pietro Domenico Boccardi sugli affusti quindici o sedici pezzi di cannoni, tratti dai trabaccoli, dapprima furono schierati sulla spiaggia, quasi per incutere spavento ai reazionari, e poi riposti in un magazzino.
Nella di lui casa ed in altri luoghi fece raccogliere munizioni, polvere, mitraglie, e si tenne pronto per l'azione.