Rassegna storica del Risorgimento

BARI ; COZZOLI GIOVANNI
anno <1936>   pagina <886>
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Saverio La Sórso
Non sappiamo se la a Proclamazione che fu mandata nella Pro­vìncia, sia quella ideata dal Bozzi, o un rifacimento con frasi più moderate; certo è che fu stampata la notte stessa, e spedita in ogni città. In essa era detto:
Cittadini,
Comunque la proclamazione del di 16 maggio fatta a nome del Re dal Ministero Cariati, protestasse altamente il mantenimento della Costatazione del 10 febbraio, pure tutte le altre guarentigie erano violate con atti successivi, minacciata la libertà individuale, circoscritta la libertà di stampa con promul­gare la legge repressiva prima che la rappresentanza Nazionale fosse legalmente costituita, il principio materiale del senso sostituito al morale della capacità con una nuova legge elettorale. Tanto è vero che giustamente è passato nella coscienza di tutti, che i (sic) spaventevoli e abbominati avvenimenti del 15 mag­gio erano stati preordinati a disegno di manomettere ogni diritto del popolo, e ricondurlo sotto il potere del dispotismo. Quella larva di libertà scritta nel decreto del 16 maggio lo era per tenere in bilico la nazione sbalordita dall'uso impreveduto della forza.
Quindi dedicavasi a collocare nelle Province e nella Capitale reggitori poli­tici e militari, distributori di giustizia quei, che avevano cooperato al felice successo degli avvenimenti del 15 maggio, a conservare quelli che non dubita-vasi accogliessero con avidità il nobile incarico di adoperarsi anche con mezzi indiretti, acciò nell'elezioni novellamente ordinate riuscissero Deputati gli uomini più ligi del potere assoluto, e così consumare colle nostre proprie mani l'eccidio della Nazione.
Non ostante però la più efficace cooperazione degli agenti ministeriali, nel di 15 giugno tutta la Provincia, come se fosse stato un solo uomo, con coraggio civile impareggiabile sventò tutte le mene preparate, e proclamò alla unanimità Deputati quelli che il suo libero voto aveva eletti, e che sono stati disciolti, dispersi, e minacciati nella loro libertà individuale e forse anche nella perdita del capo. Dopo questa vittoria riportata senza uso di forza o di vio­lenza, ad altri subdoli modi rivolgesi il Ministero, imperciocché da per ogni dove veggonsi i facinorosi più tristi, congiunti all'abbietta plebe dar segni non equi­voci di essere pronti a prorompere contro Tunica guarentigia rimasta nelle Provincie, comunque orbata dei capi, contro la Guardia Nazionale, per attentare le proprietà dei pacifici cittadini, senza che per tanto gli agenti del potere ese­cutivo si affrettino a preservarci da tanto immane flagello.
Chi non vede che si tenta la dissoluzione sociale per subentrarvi colla forza e ricondurci in schiavitù spietatamente ? Chi non vede che il Ministero non ci governa più? Che non tutela di vantaggio né le nostre proprietà, né i nostri