Rassegna storica del Risorgimento
BARI ; COZZOLI GIOVANNI
anno
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1936
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pagina
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892
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892 Saverio La Sona
senza eco. Le subdole manovre dei timidi e dei reazionari, l'oscitanza dei liberali temperati, la mancanza di appoggi e di solidarietà dei ceti plebei, la notizia del prossimo arrivo di una colonna di truppe reduce della Calabria già domata, fecero cadere nel nulla tutte le deliberazioni prese nella Dieta.
Gli animi erano scoraggiati, le speranze erano svanite, ed è dà ammirarsi l'audacia di quei pochi, che dinanzi all'apatia generale ed all'avvicinarsi di gravi pericoli, continuarono ad agitarsi ed a cospirare.
Tra i primi troviamo sempre il Cozzoli, che il 7 luglio partecipò ad un convegno in Bari tra le famiglie carbonariche della Provincia e di fuori, il quale stabili le norme da seguire per organizzare una resistenza armata contro le truppe regie.
Egli era scontento della fiacchezza che mostravano i patrioti delle diverse provineie, e scrisse a parecchi amici per incitarli ad agire risolutamente; ma pochissimi risposero al dovere di solidarietà.
Da Canosa gli perveniva la seguente lettera direttagli da Tommaso Mattarrese, che gli fece balenare la possibilità di una felice resistenza:
Signore. La generosità de' suoi sentimenti, lo spirito di patria, ohe lo infiamma, ed i suoi magnanimi sforzi onde redimerla da schiavitù, che formano, e che formeranno Fammirazione di quest'era novella pel nostro paese, Signore, hanno destato in me quell'entusiasmo di patria, che animava i nostri antichi; sicché, se cento uomini risoluti mi avessi al mio comando, vi giuro, che di questa vili, che vengono contro la Nazione per distruggere i diritti sacrosanti di cittadino, a capo di pochi giorni, non ne resterebbe uno solo. E qui in Canosa, dove gran numero di cittadini di cuore anelano alla distruzione di un potere lordo di sangue, e del migliore che la Patria si aveva, ben si poteva avere un numero sufficiente a distruggere questi assassini; ma i dominanti la Città, quelli che con un sol detto avrebbero potuto armare migliaia di braccia, costoro accasciati sotto il peso della schiavitù, e più sotto quello delle loro ricchezze, non osano dir libera una parola, e quindi la Città, fremendo sì, ma riceverà la gente del tiranno. È vero che poteasi per altra via ridurre costoro a secondare i magnanimi sforzi delle altre Città, ma la guerra civile, o Signore, è più terribile della schiavitù*
Ond'è che non potendosi far cosa di bene in questo paese per quello che ho detto, e perchè mal potrehbesi dar retta alle libere parole di un giovine, ho risoluto, rivolgermi a lei per quanto sia necessario per una tanta impresa Yi sono qui de' luoghi per agguati, che per meglio non poteva farne natura, in cui senza perdita dei nostri puolsi far macello dei nemici. Vorrà prestarmi i mezzi, le giuro innanzi a Dio ed all' Italia tutta, che mi basta l'animo far finita