Rassegna storica del Risorgimento

BARI ; COZZOLI GIOVANNI
anno <1936>   pagina <895>
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Giovanni Cosatoli - Pagine di stona del Risorgimento, ecc. 895
a fidi marinai, col proposito di difendere il loro capo che abitava il palazzo Cavalletti; poiché si prevedeva che sarebbe stato arrestato, vari carbonari armati vigilavano sulla sua casa e su quelle circostanti.
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Le truppe borboniche procedevano intanto rapidamente verso Molfetta, che sapevano essere il covo più pericoloso dei ribelli al dispotismo. H 22 erano a Cerignola ed il 27 erano arrivate a Trani. Quella notte Cozzoli, scoraggiato, ma non domo, vista l'inutilità di ogni resistenza, ordinò ai suoi di lasciare i posti di lotta e fuggì da Molfetta, prendendo la via dell'esilio, che doveva durare dodici lunghi anni.
Forse per non aver trovato subito un imbarco per l'estero, fa costretto a scegliere la via interna, verso la Lucania. Nel cammino fu aiutato dal patriota barese Vincenzo Lionetti, che recatosi alla masseria detta Guaragnone di proprietà dell'altro patriota barese Vitantonio D'Aponte, ottenne da lui una carrozza ed insieme pro­cedettero per Spinazzola. Si fermarono fuori del paese vicino al mona­stero dei Cappuccini, e mentre il Cozzoli rimaneva col cocchiere, i due amici entravano in città; durante la notte tornarono accompa­gnati da un centinaio di persone, le quali, come riferi al giudice il cocchiere, pareva che fossero venute per onorare un illustre perso­naggio. Dopo molti saluti e strette di mano i tre rimontarono in carrozza, e verso l'alba entrarono in Minervino seguiti da quattro giovani a piedi, che dal dialetto furono riconosciuti per molfettesi.
A Minervino si separarono; il Cozzoli in carrozza prese la via della Lucania, e dopo vario peregrinare giunse a Roma.
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Il generale Colonna venendo da Bisceglie, si fermò presso il San­tuario della Madonna dei Martiri, ritenendo, dalle voci che gli erano pervenute, che la città avrebbe opposto una fiera resistenza. Per assi-curarsi della cosa la mattina del 28 luglio mandò avanti un piccolo squadrone di cavalleria, che fu ricevuto pacificamente dalla citta­dinanza. II giorno seguente il tenente di picchetto Loreto Tortora per la Guardia Nazionale, il sindaco Angelo Fraggiacomo per il Decu-rinato, e il giudice Nicola Crispo, si presentarono al generale a