Rassegna storica del Risorgimento

BARI ; COZZOLI GIOVANNI
anno <1936>   pagina <898>
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Saverio La Sorsa
4 Una lettera con cui il Gozzoli accompagnava ai Capi delle sette esistenti nella provincia la copia della comunicazione inviatagli dai deputati del Barese alla Dieta federale di Potenza, e diverse copie in istampa del Memorandum.
5 Due fazzoletti, uno bianco e l'altro colorato, in cui si rin­vennero dei piccoli cilindri di legno spezzato: 282 bianchi e 296 neri da servire alle votazioni che si facevano nella Vendita, e vari scritti.
La casa di Pasquale Altomare venne di notte circondata da buon nerbo di soldati, e dietro denunzia di un vicino la ricerca fu portata nella cloaca sottoposta all'abitazione, dove furono trovati trecento cinquantanove pacchi di latta pieni di mitraglie di diverso calibro, quaranta palle di cannone e sessanta pacchi vuoti di polvere rovesciata.
Nel magazzino dello stesso Altomare si rinvennero dietro talune botti, quattro barili di legno su ciascuno dei cui coperchi era scritto Cremore di tartaro , ed apertili si trovarono trecentosettantuno sacchetti di lana pieni di polvere da servire per cartocci di cannone, diecic orni da riporvi polvere, nove borse, chiamate a porta muni­zioni , una di cuoio piena di spine di ferro per uso dei cannoni, e sei mazzi di micce.
La giustizia accedè alla Casina di Michele Filiù, e disotterrò dalla profondità di tre palmi i sei cannoni che pochi giorni prima erano stati nascosti; altri quattro si rinvennero nel magazzino di Domenico Valente, dei quali uno apparteneva a lui, e gli altri tre gli erano stati affidati dal Cozzoli.
Un altro cannone fu trovato nella Casina di Vito Panunzio, e furono repertati i quattro cannoni mandati a Potenza, che dalla polizia furono giudicati inadatti all'uso di loro destinazione.
* * *
In quei giorni di ansia la città, sotto la minaccia di arresti e di persecuzioni, si mantenne calma e pacifica; i più compromessi fuggi­rono, altri si nascosero nelle campagne. I reazionari, invece, rial­zarono il capo, e come non mancarono quelli che si abbassarono al vile mestiere di delatori, così si ebbe la volgarità di una parte della plebaglia di cantare per le vie una canzonacela il cui ritornello diceva:
U ré Cuozze avrà meri)
Vive la pannerà bianglCé rosse,
Ferdenande è u rè nàeste!...