Rassegna storica del Risorgimento

BARI ; COZZOLI GIOVANNI
anno <1936>   pagina <899>
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Giovanni Cottoli Pagine di storia del Risorgimento, ecc. 899
Bai rapporto inviato dal generale Colonna, che in nessun paese di Puglia si era fermato più. di qualche ora, mentre nel nostro vi dimorò 14 giorni, il Governo si convinse sempre più dello spirito rivoluzionario, da cui era pervasa la nostra Guardia Nazionale; e con decreto del 9 agosto riconfermava l'ordine del generale scioglien­dola, nello stesso tempo che scioglieva le Guardie Nazionali delle due provincie di Calabria Citeriore e del secondo Abbruzzo Ulteriore.
Dopo Napoli, solo Molfetta in tutto il Regno aveva l'onore di essere additata dal Borbone, come il paese più ribelle al dispotismo, e meritevole di speciale punizione.
H Governo sapeva quale lievito di ribellione fermentasse nella nostra cittadinanza, e volle darle una lezione, che servisse di monito e di esempio alle altre.
Quando il generale ebbe finito il rastrellamento di tutte le armi, e si fu assicurato che l'ordine era tornato nella città, il 13 agosto iniziò la marcia verso Bari e Lecce, dove giunse il 13 settembre, ma lasciò una parte delle truppe a Molfetta, per dare appoggio alla giu­stizia nell' imbastire i processi.
Cominciò allora il fosco periodo della reazione; la polizia ebbe mano libera di arrestare i compromessi, di perseguitare chiunque si fosse occupato di politica; furono sciolti tutti i circoli e le associa­zioni clandestine, e si fecero lunghi elenchi di quanti vi avevano appartenuto.
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Giovanni Cozzoli, dopo varie peregrinazioni, giunse a Roma, dove lo spingeva il suo spirito ardente di libertà e il suo desiderio di battersi per essa.
Benché anziano, si arruolò nella legione degli esuli italiani, e contribuì alla caduta del potere temporale. Fondatasi la Repubblica Romana, egli fu aggregato alla brigata Masi col grado di Coman­dante, e diede prova di grande coraggio e valore nella eroica difesa, contribuendo a respingere con successo i fieri attacchi dei Francesi.
Caduta la Repubblica, il nostro patriota fu costretto a fuggire dall'Italia, dove quasi da per tutto trionfava la reazione, e si recò prima a Marsiglia e poi a Nizza vivendo di stenti e di dolori.
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La moglie compiendo grave sacrifizio e svendendo quasi tutto il cospicuo patrimonio, lo mantenne come meglio potè nei lunghi anni di esilio. Per fuorviare alla polizia le tracce dell'esule i sussidi nei