Rassegna storica del Risorgimento
BARI ; COZZOLI GIOVANNI
anno
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1936
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Saverio La Sorsa
primi tempi non gli erano spediti per mezzo della posta, ma gli erano portati personalmente dalla sorella Isabella, donna coraggiosa ed assai affezionata.
Liborio Romano e Guglielmo Gallo, profughi anche loro dal luglio, dopo aver peregrinato in vari luoghi, giunsero a Roma, e vollero combattere per la sua indipendenza. Furono aggregati alla stessa brigata del Cozzoli, e parteciparono ai medesimi fatti d'arme.
Caduta la Repubblica e restaurato il governo pontificio, emigrarono in Francia, e poi si divisero scegliendo ognuno il proprio destino. Pasquale Altomare scappando dalla casa per il tetto e buttandosi già da una finestra, dopo aver ramingato di qua e di là, si ridusse a Ruvo, dove visse sotto mentito nome per alcun tempo; ma poi non sentendosi sicuro in quel luogo, fuggì.
Graziano Candida, nascostosi in una botte, potè riparare a Bitonto presso una parente, e mori poco dopo di patimenti. Domenico De Marinis si ridusse ad Ancona dove penò vari anni, finché dopo sue ripetute istanze, rifattosi il processo venne assolto.
Il dottore Achille Orofino fuggì a Marsiglia e poi si stanziò a Londra. Qui strinse amicizia con altri esuli italiani, e cospirò con Giuseppe Mazzini; potè vivere discretamente sia con i prowenti della sua professione, sia con quelli che gli inviava la moglie, nata dai Panunzio Ricci.
Giovanni Cozzoli, alias Cozzolicchio , fuggì prima in Grecia indi a Smirne.
Loreto Tortora, Raffaele de Lago, Pasquale Menelao, Felice Nisio, Luigi Poli, Michele Filiti, Giuseppe Mangiazano, Francesco e Pietro Lioy ripararono ad Ancona, dove furono raggiunti dal Colonnello Ottavio Tupputi e da Pasquale Altomare; di là s'imbarcarono in un veliero mercantile, e ai ridussero a Trieste.
Degli altri non sappiamo nulla, certo è che i più compromessi fuggirono, e la polizia, pur avendo raccolti documenti e prove dei loro reati politici, non riuscì nei primi tempi a porre le mani su nessuno.
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Intanto la giustizia procedeva alacremente neU'imbastire processi contro coloro che si erano compromessi nei fatti politici. Oramai in tutta l'Italia spirava un alito di morte, e la reazione dominava incontrastata. Da per tutto spadroneggiava la polizia, che coadiuvava la giustizia nell'imbastire processi. Passarono parecchi mesi di oscura e segreta istruttoria compiuti con abilità diabolica e spirito