Rassegna storica del Risorgimento
BARI ; COZZOLI GIOVANNI
anno
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1936
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pagina
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901
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Giovanni Cogzoli - Pagine di storia del Risorgimento, ecc. 901
di vendetta, e quanti non potettero trovare scampo nella fuga e nell'esilio, furono arrestati.
Assai lungo fu il processo per la Dieta di Bari, il quale si chiuse con la condanna di Felice Nisio a 30 anni di ferri, di Raffaele Curzio a 19 anni, Giuseppe Bozzi, Giuseppe del Drago, Federico Quinto a 24 anni, oltre alla malleveria di 500 ducati per ognuno e per cinque anni; di Francesco De Ruggiero, Giuseppe Laginestra e Baldassarre Turi a 19 anni di ferri e alla malleveria di 400 ducati per ognuno. Di essi pochi ebbero tempo di fuggire; quelli che erano stati arrestati, rimasero in dure prigioni per diversi anni, e Del Drago e Bozzi fino all'approssimarsi del dittatore Giuseppe Garibaldi.
Maggior clamore ebbe il processo per i fatti accaduti a Molfetta. La sua istruttoria ebbe uno svolgimento assai laborioso e diverse complicate vicende.
L'11 agosto 1851 il Procuratore Generale Francesco Morelli, dopo un esordio ampolloso, nel quale invocava le grazie della Provvidenza e della storia per aver salvato lo Stato e il Re dal gravissimo misfatto perpetrato dai rivoluzionari molfettesi, diceva queste testuali parole:
Il cataclisma sociale che nel 1848 scosse, e perturbò pressoché tutte le italiche contrade, uou fu estraneo a qualche città di questa provincia. Impero che in Molfetta insorse un tal Giovanni Cozzoli, uomo di cabale e d'intrighi, il quale, sperperato ogni suo patrimonio in istrane e arrischiate intraprese, si adoprò con ogni poter suo a trarre quanto maggiore profìtto gli venisse fatto dal turbine rivoluzionario, che sempremai riuscì ai buoni dolorosamente pregiudizievole, e dannoso, ed ai tristi, ai soli tristi, portò vantaggio e risorse.
Egli si pose ardimentosamente a capo di un partito così detto liberale; fu eletto capitano della prima compagnia di quella guardia nazionale; ed ad ogni sorta di eccedenze trascese e in ogni maniera d'intemperanza.
Incominciò dal!"arrogarsi un potere ed una autorità che a lui niun diritto consentiva, ingerendosi negli affari di amministrazione municipale, per regolarsi siccome meglio a lui talentasse, e spingendosi a tutt'uomo ad avvilire la Pubblica Autorità, a turbare la pace dei buoni; ed a far man bassa ad ogni debito sociale, e ad ogni religioso riguardo.
Egli e i numerosi suoi proseliti riunivansi spessamente in segreti e criminosi assembramenti, ove discutevansi subbietti momentosamente contrari alla pubblica tranquillità, ed ove prendeansi deliberazioni, quanto ingiuriose al Governo del Re, altrettanto sovversive di ogni ordine e manifestamente tendenti a scrollare sin dalle sue basi la macchina sociale, ed a distruggere e cambiare la forma governativa dello Stato.