Rassegna storica del Risorgimento
BARI ; COZZOLI GIOVANNI
anno
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1936
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Saverio La Sorsa
sentimento della libertà, e che quasi tutti i cittadini di una certa levatura anelavano ad un regime politico più consono alle nuove aspirazioni, più rispondente ai nuovi tempi.
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Dopo che i nostri patrioti avevano sopportato molti e duri anni di sofferenze e di patimenti o in esilio o nelle carceri più orribili del Napoletano, Francesco II, quando Giuseppe Garibaldi gli aveva strappata la Sicilia e stava per conquistargli il Reame di Napoli, volle mostrare tardiva generosità verso di essi, e con atti sovrani del 25 giugno e del 1 luglio 1860 aboliva ogni azione penale per tutti i reati politici. In virtù di questi decreti il Procuratore Generale della Corte di Trani, visti gli atti a carico di Giovanni Cozzoli seniore, di Giovanni Cozzoli, iuniore, di Guglielmo Gallo, di Pasquale Menelao, di Felice Nisio, di Tiberio Pansini e di Liborio Romano, colpiti per le imputazioni più volte riferite, con ordinanza del 5 luglio dichiarava abolita ogni azione penale, e richiamava i mandati di arresto spediti a suo tempo contro di essi.
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Ma, come si è visto, di questo atto di clemenza usufruirono ben pochi, perchè gli esuli erano ormai da tanto tempo in altre nazioni ed avevano dovuto adattarsi ad una vita triste ed infelice lontani dalla loro cara patria.
Giovanni Cozzoli parti da Nizza, quando si stava organizzando la spedizione dei Mille, e fece parte del gruppo che sotto la guida del Nicotera doveva invadere lo Stato Pontificio per far credere al Borbone che l'impresa dei volontari era diretta contro il Papa. Ma per ordine di Cavour fu fermato nel porto di Livorno il piroscafo olandese, che doveva trasportarli, e fu vietata la spedizione.
Il Cozzoli allora, accompagnato dal nipote Raffaele Ribera, insieme con Delfico e Pietro Sterbini, si portò a Napoli, dove giunse il 5 settembre. Colà fu accolto festosamente dal Comitato d'azione, ed assistette giubilante all'ingresso trionfale del Dittatore. Cosi dopo tanti anni di congiure e di lotte, di dolori e di sofferenze patite per la libertà, vedeva attuato il sogno lungamente vagheggiato, e coronati gli sforzi ed i sacrifizi compiuti per l'unità della Patria.
Egli era vecchio e quasi cieco; non aveva più beni di fortuna, che erano stati confiscati dal Borbone o venduti per mantenerlo, nei