Rassegna storica del Risorgimento
1812 ; NAPOLEONE I ; RUSSIA
anno
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1936
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pagina
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939
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In margine alla campagna napoleonica del 1812 ecc. 939
fogli, così credevasi poterne dubitare, tanto più che da altri avevamo avuto notizie Ben differenti. Si parlava di una rivoluzione in Polonia, di trattati con l'Austria per continuare la guerra, che dopo tanto sangue spano non se ne conosceva ancora l'oggetto; che la pace era fatta, ma che gli affari non erano accomodati, che sulle frontiere tra la Russia e la Galizia vede-vansi due linee d'armati rossi da una parte e d'austriaci dall'altra e cose simili, che ci lasciavano in penosa incertezza. Il colonnello Gasarmi, senza entrare in tanti dettagli, addusse molte ragioni capaci di provare ad evidenza il suo asserto, ma ciò nonostante ci disponemmo a festeggiare il giorno onomastico di Napoleone, invitando il colonnello a pranzo con noi. Ci ringraziò egli lodando l'attaccamento che mostravamo per il nostro Sovrano e nello stesso tempo si rammaricò di averci amareggiati col disinganno in un giorno di tanta letizia per noi. Dato bando a qualunque triste idea, mantenendoci nell'illusione, pranzammo tutti uniti e con molta alle-gria si fecero brindisi alla salute di Napoleone.
Il convoglio procedeva lentamente. Il conduttore faceva fare dei giri viziosi per prolungare sempre più il viaggio, per lui molto proficuo. Spesso sbagliava strada, e quasi giornalmente si ubriacava. D'altra parte la stagione rigida e una noiosa febbre che colpì il colonnello Olivieri, fecero notevolmente ritardare 1 viaggio. A mano a mano però che si procedeva, il paese cambiava di aspetto e la temperatura si faceva più mite. Anche i viveri cominciavano ad aumentare di prezzo, e la paga dei prigionieri si rendeva sempre più insufficiente al loro mantenimento. Il 20 agosto, dopo quattro mesi di viaggio, il convoglio ai trovava a 1100 verste da Simbirsk, nella città di Dmitriev. Gli incidenti non mancavano. A Ieletz ne accadde uno grave, che poteva avere funeste conseguenze.
Quasi tutti i giorni scrive il Pisani eravamo esposti agli insulti dei Russi, i quali non cessavano di riguardarei come nemici, e, stancando la nostra sofferenza, tante volte si veniva a contesa ed alle vie di fatto. Spesso io facevo il sordo compatendo la loro ignoranza invece di riprenderli; ma quivi presi parte ad una rissa che accadde sulla piazza di questa città. Sette ufficiali prigionieri contrattavano dei cocomeri. Uno de* mercanti russi volle frammischiarsi eccitando il venditore a farli pagare a caro prezzo denominandoci cani. Risentitosene uno de nostri, il Russo gli sputò in faccia e n'ebbe in risposta un cocomero scagliato nella testa. Ciò bastava, ma imprudentemente Azzi volle inseguire con un bastone il Russo, ebe fuggiva e prese quindi egli stesso la fuga per evitare la sommossa popolare. Resister vollero i sette alla furia dei mercanti Borriti dalle botteghe, ma la mischia sempre più s'infieriva, stimolati essendo i Russi da un vecchio alla finestra. Io, accorso al rumore, incontrai Giacchetti ansante, al quale avevano strappata la decorazione, ed in sci rieacirono di sottrarsi, ma il settimo era rimasto lo scopo de* colpi di quei barbari. Non potei contenermi a tal vista e postomi fra d'essi li pregai in russo a desistere d'inveire contro d'un solo: no riportai due pugni in un fianco si violenti che per un poco mi levarono il respiro. Ma preso fiato mi riuscì di strapparglielo dalle mani benché tutto lacero e pesto. Mi diressi con lui alla casa del Gradnitz, al quale chiesi giustizia. Ebbi la sola soddisfazione di ritornare in piazza accompagnato dal Quartalmik e da alcuni soldati con autorizzazione di far porre in arresto quelli che ci avevano oltraggiati. Pochi ne riconobbi, ma non mi sfuggi di vista il vecchio istigatore. Si uni meco il colonnello Olivieri per rappresentare al Gradnitz i continui trattamenti cui andavamo di continuo soggetti, anche per parte di chi ci doveva proteggere a norma degli ordini sovrani, giacché l'ufficiale di scorta non pensava che ad uhbriacarsi congiurando egli stesso al nostro danno col ritardare la marcia.