Rassegna storica del Risorgimento
1812 ; NAPOLEONE I ; RUSSIA
anno
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1936
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pagina
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941
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"*- margine alla campagna napoleonica del 1812, ecc. 941
A Zitomir, capitale della Volinia, li attendeva ima sorpresa.
Per ordine del Ministero della Guerra separar si dovevano li prigionieri per dirigere a Bie-listok li Corei e li Pu montcsi e a Badsiwilcw tutti quelli che appartenevano alle provincie d'Italia dipendenti dall'Austria, o per le quali assumeva l'Austria le Bpcse della spedizione. Erano indi* cate le provincie e non si faceva menzione dello Stato del Papa: non sapendo perciò il Commissario russo come regolarsi riguardo ai Papalini decise di far loro prendere la direzione della Francia, per Bieiistot, né giovò fargli riflettere che, per entrare nello Stato del Papa, indispensabilmente passar si doveva per l'Austria. Ciascuno di noi diede il nome, cognome, grado e la indicazione della provincia cui apparteneva per la formazione de* ruoli separati: io dimandai esser notato bensì Papalino, ma diretto per Radsiwilow e mi fu concesso, dietro però una mia obbligazione di rifondere le spese nel caso che l'Austria non mi avesse voluto concedere che an semplice passaporto. D convoglio, del quale io facevo parte diretto per Radsiwilow, compo-nevasi di Lombardi-Veneti, di Modenesi, Toscani, Napoletani e dei pochi Papalini e Piemontesi che stati erano del mio parere, fra i quali anche Tadolini. Numero 31 erano gli ufficiali, con una donna e 98 erano i soldati. Si dovettero perciò riformare le squadre, ridotte a tre. Restavano 300 verste fino ai confini della Russia e si dovevano impiegare 12 giorni a percorrerle.
Bipreso il cammino, il convoglio ebbe a subire nuovi insulti da parte delle popolazioni. Strada facendo accadde un incidente al nostro Pisani, che poteva avere gravi conseguenze.
Nella vettura a cavallo destinata per il sergente russo io precedevo il convoglio onde a Mirapolnc fossero destinati gli alloggi e dati gli ordini per avere i mezzi di trasporto nel seguente giorno. A metà strada, presso una borgata, stavano sulla strada a vender pane alcuni ebrei: mentre io passava uno d'essi per farmi dispetto si mise a gridare: iVc-poléon caput, cioè Napoleone è morto. Io non gli davo retta ed egli gridando più forte si mise di corsa a fianco della vettura, sinché, fattami perdere la pazienza, d'un salto gli fai addosso e con nodoso bastone scagliai colpi vibrati su quel ribaldo per correggere la sua insolenza. Grande egli era, giovane e ben complesso; se lasciato gli avessi tempo afferrar mi poteva, né mancò di tentarlo; ma io facendo succedere a furia e senza posa i colpi, voltommi il dorso per darsi a precipitosa fuga. Senza dar luogo alla rifleg sione io l'inseguivo ed arrivato al borgo mi vidi a fronte piò di venti ebrei che accorre vano per fare su di me aspra vendetta. Non mi lasciai però attorniare, ed a coloro che più m'erano d'appresso mi difendevo in ritirata agendo col bastone in mulinello. Non avevo ancora guadagnato la strada, quando opportuno venne- il soccorso de' compagni, i quali da lungi, veduto il pericolo che mi sovrastava, accorsero in mia difesa. Non ne sostennero l'urto gli ebrei, fuggendo per rintanarsi nel ghetto, svolazzar facevano le nere zamarre, ansanti e scapigliati.
Intanto il cammino si faceva difficile. Era l'ottobre e cadeva la neve con una pioggia fitta e minuta che penetrava nelle ossa. Il vento del nord che soffiava gelava gli abiti addosso. Nei villaggi e nelle stazioni si ripetevano le solite soperchierie: vetture rifiutate, abusi, ritardi nelle somministrazioni dei viveri, indicazioni errate e quindi disguidi d'itinerario. Tutte le malizie insomma