Rassegna storica del Risorgimento
1812 ; NAPOLEONE I ; RUSSIA
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1936
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942
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942 Carlo Zughi
vennero adoperate dai paesani e dalle autorità per ritardare la marcia e rendere sempre più penoso il cammino all'esiguo convoglio di reduci. Il 2 novembre 1814 si era a poca distanza dal confine.
In un sol giorno si poteva arrivare alla frontiera, tua bisognava reprimere la nostra impazienza! Il conduttore pensava solo al suo interesse e poco si curava d'arrivare nel giorno prefisso. In un viaggio di circa duemila verste si avrebbero dovuto impiegare 107 giorni tatto al più, soggiorni compresi, facendo marcie regolari; invece erano trascorsi quattro mesi e mezzo e restavano quaranta due verste a sortir dalla Russia. Quelli d'animo cattivo, che non sono pochi fra i Russi, ci avrebbero voluti oppressi ed annientati: oltre alle ingiurie, ai disprezzi ed agli avvilimenti a noi fatti provare in sì lungo cammino, amareggiar ci vollero il piacere del ritorno alla patria annunziandoci che erano riprese le ostilità con l'Austria e che perciò dovevamo retrocedere ancora come prigionieri. Ma queste notizie partorite dall'astio le vede* vanto smentite e vicino al termine delle avversità.
Il 3 novembre 1814 si giunse finalmente al confine.
ftLa città di Radsiwilow è grande ed unita scrive il Pisani . Le case però sono di legno stuccato con cemento di calce o di argilla e per lo pia ad un solo piano sopra strade senz'or dine e mal proprie. Le piazze sono tre. Su quella del mercato sono raccolte tutte le botteghe: gli ebrei sono quelli che vi mantengono il commercio. Il resto della popolazione è miserabile ad eccezione di pochi signori: risiedono quivi un Polismaister ed un comandante. Quando noi arrivammo a Radsiwilow stava per partire un distaccamento di soldati italiani prigionieri. Riconobbi tra questi il marchese Agostino Calori di Modena, che io sapevo essere ufficiale del treno. Mi disse che quando fu fatto prigioniero si trovava tra la moltitudine spoglio d'uniforme ed ebbe hi disgrazia di essere annoverato fra i soldati, e, ad onta di mille proteste, di molti impegni e di non pochi certificati de' suoi compagni ufficiali, sempre fu ritenuto e pagato come soldato prigioniero. Tutti quelli che lo conoscevano si unirono meco a fargli un attestato da valersene alla frontiera, onde essere almeno colà riconosciuto con il suo grado.
Il comandante di Radsiwilow ci chiamò per riscontrare gli stati nominativi degli fiffiftìnli e dei soldati. Nello stesso giorno 4 novembre 1814, ripreso il viaggio, si traversò un lago, indi un Bosco, nel quale, a tre verste da Radsiwilow, si trova la barriera di confine formata di robusta palizzata. Questa era guardata da una parte dai Cosacchi e dall'infanteria russa; dal* l'altra dai soldati ungaresi a piedi ed a cavallo. Passata la barriera ci presentammo ad un ufficiale ungarese e ad un commissario tedesco. Erano seduti a cielo scoperto presso di una tavola, sulla quale stavano spiegate due carte geografiche, una doll'Europ aintitolata: Teatro della guerra del 1808, l'altra più piccola dell'Italia, ed un registro. Ciascuno di noi ufficiali diede nome , cognome, grado e luogo di nascita, ed altrettanto fecero i soldati, A questo nuovo registramento assistevano il Quartelmik di Njeschin, nostro conduttore, ed il Quartelmik di Radsiwilow, i quali, dopo la consegna, si ritirarono al di là della barriera con due ufficiali del nostro convoglio per dirigerli a Biclistok, perchè nativi francesi, benché da molti anni stabiliti in
Italia.
Durante lo scrutinio di quei deputati non senza palpito esser mi sembrava di quelle
anime beate che al finale Giudi'0 stanno aspettando il venite benedirti, ed assicurato di non aver più a retrocedere diedi un'occhiata di compassione a coloro che rimaner dovevano per sempre al di là della barriera.