Rassegna storica del Risorgimento

1848-1849 ; FRANCIA ; PIO IX
anno <1936>   pagina <952>
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Ersilio Michel
et do véneralion, dont elle scrait fiere d'cuvironncr votrc pcrsonne sacrcc. Cesi cu IOTI norn, c est au noto d'un pouple de tout tcmps sì dèvoué la chaire de Saint Pietre, que je vieni* offrir a V. S. la cordiale hospitalilé de la France et vou prier, Très Saint Pére, de comblcr au plut tòt. le voeu dont je suis l'interprete, cn lui apportant Ics bénédictions précieuses et fécondcs du Pére common des fidèles.
C'est dans ces sentimcnts arie je suis, Très Saint Pére,
de V. S. le fila rcspectueux et devono* Louis NAPOLEON BONAPAHTE. *)
Queste due lettere pervennero a Gaeta nelle mani dell'Harcourt assai tardi, certo dopo il 2 gennaio (come si è già accennato); ma nel frattempo lo stesso Ambasciatore non era rimasto inoperoso, in attesa che gli giungessero nuove istruzioni da Parigi, e aveva cercato di guadagnare agli interessi francesi varie delle persone autorevoli che vivevano allora a Gaeta intorno al Papa e ne gode­vano la stima e la fiducia. Così aveva parlato all'abate Antonio Rosmini della convenienza per Pio IX di non alienarsi la simpatia della Francia; ma questi suoi discorsi inspirati a una politica realistica non incontrarono il gradimento del cardinal Segretario di Stato che in proposito scriveva al nunzio mons. Gari­baldi:
(Gaeta, 30 dicembre 1848).
Trovasi qui in Gaeta il notissimo sig. Abate Rosmini, il quale vi giunse poco dopo l'arrivo del Santo Padre. Ora il sig. Ambasciatore di Francia, profittando di questa opportunità, tenne con esso lui un lungo colloquio per convincerlo.esser: d'uopo che S. S. si trasferisca in Francia. In appoggio della quale apertura manifestava quel Diplomatico ebe, qualora il S. P. non si apprendesse a questo partito, non potrebbe sperare dalla Francia alcuno appoggio in suo favore, e ciò tanto maggiormente si rendeva necessario, dappoiché la sua stazione nel Regno di Napoli non poteva essere riguardata se non di mal occhio dalla Francia. Del resto assicurava ebe sarebbe essa disposta a prestare un appoggio al Pontefice, a condizione però ebe egli garantisca le istitu­zioni già date.
Quel dotto Ecclesiastico, dopo ebe ebbe udito siffatto parlare, non esitò mostrarne la sua alta sorpresa e ad esporre quanto fosse ingiuriosa la snespressa condizione alla dignità e santità del Pontefice, quasiché la conservazione dei suoi sacri inviolabili diritti si riposasse sul modo di governare i suoi popoli e si dubitasse delle larghezze di lui con tanta benignità e generosità d'animo spontaneamente concedute. Inoltre faceva rilevare al sig. Ambasciatore che la Fran­cia pel mutato stato di cose non offriva pel momento la tranquillità la più sicura; e che;in ultimo, fino ad ora il Pontefice non vedeva che la Francia non prendesse alcuna attitudine determi­nata per soccorrerlo con i mezzi convenienti e per efficacemente coadiuvarlo per ristabilire l'ordine nei suoi Stati e ridurre alla dovuta soggezione i suoi sudditi. L'Ambasciatore, facendo mostra di apprezzare gli addotti rilievi, richiese che dal sig. Abate Rosmini si fossero posti in iscritto.
Passo sotto silenzio la inconvenienza di un Diplomatico stimabilissimo sotto ogni rap­porto per le sue qualità personali e per la religiosa devozione che professa al S. P., il quale.
1) AEP. Rome, voi. 988, f. 200.