Rassegna storica del Risorgimento

DOGALI
anno <1936>   pagina <960>
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G. Michelini di San Martino
trovai un povero soldato, nudo anche lui K chi: aveva solo unu palla in unu concia, che gliela attra­versava senza frattura dell'osso. Bissi solo una ferita, perchè in massima ne toccammo tatti parecchie. Girovagava per quelle conine in. cerca di Soati. Lo feci venire eoa me e camminammo fino a sera, poi andammo a nasconderci dentro un cespuglio. Nella lunghissima e penosissima notte pensai di ritornare nella direzione di Massaua; ed al mattino, oricntandom ralla meglio camminai a quella volta.
C. Michclini. * * *
Ad opera di un giornale militare francese, la Revue de Cavalerie, venne sollevata una dolorosa polemica: quel giornale affermò che due reduci abilmente interrogati da un ufficiale francese che parlava correntemente l'italiano, avreb­bero dichiarato che nel combattimento di Dogali gli italiani an numero di 800, sorpresi da altrettanti abissini, i quali etano esclusivamente armati di picche, furono tutti massacrati senza avere sparato un solo colpo di fucile.
Tale caluniosa notizia è stata poi riprodotta con indegni commenti dall'av­venire Militaire e da vari altri giornali.
A smentire la insensata e ingiuriosa accusa il direttore della Rivista di Fan­teria si rivolse al capitano Carlo Michelini e questi gli rispose con la seguente lettera:
Carissimo amico,
rispondo alla tua di ieri l'altro, dopo aver letto l'acclusovi pezzettino di prosa della Iievue de Cavatene circa il combattimento.' d Dogali...
Profondamente rattristato dal dover constatare quale sia la sorte delle nostre purissime glorie militari al di là delle Alpi, io m'asterrei dal rilevare il fatto, se nell'articolo pieno di livore sottinteso, che tu mi mandi, non si facesse cenno della fonte dalla quale si vuole scaturita la versione, impudicamente falsa e gratuitamente ingiuriosa.
Il racconto sarebbe stato fatto da due soldati superstiti di Dogali ad nn ufficiale francese n incognito I... Ebbene, io, che ho veduto cadere valorosamente tanti compagni di quei super­stiti, debbo ritenere o che il destino, questa volta cosciente, non abbia ritenuto degni costoro dell'alto onore di morire combattendo, o che l'ufficiale francese, che parla cosi correttamente l'italiano, non l'intenda sentendolo parlare dagli italiani, o, se l'intende, preferisca ammannirne versioni libere per obliqui fini ingenerosi.
Comunque sia, ceco il racconto di quanto accadde il 26 gennaio 1887: esso valga di omag* :giò ai poveri nostri morti, di cui le odierne animosità d'oltre Alpi non riusciranno del resto a turbare la pace gloriosa.
Tu sai che dopo l'occupazione dì Uà e di Saati, ras Alula fece conoscere al generale Gene 3 suo malcontento e, dopo varie lettere, trascese fino a minacciare l'apertura delle ostilità, se non si fosse sgombrato il territorio che diceva suo-
Era intendimento di ras Amia di aspettare per un attacco generale il momento in cui fosse in marcia la solita colonna di viveri che riforniva Saati: egli l'avrebbe sorpresa e se ne sarebbe impadronito, nel tempo stesso che avrebbe attaccato il presidio del posto.