Rassegna storica del Risorgimento

MADDALENA (ISOLA DELLA)
anno <1936>   pagina <967>
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Appunti, notizie e varietà 967
quarant'anni al tempo nel '93, morì a Nizza, nel dicembre del 1842. Ben possiamo ammettere dunque, gli sopravvivessero di sedici anni uomini di venti anni più giovani, quali erano quelli che avevano partecipato all'azione come marinai, soldati e mìliti.
L'errore in eoi incorse il Susini! cioè inizio dello battaglia il 21 e termine il 24, anziché 22-25 è lo stesso in cui incorse il Viceré Balbiano scrivendo al Ministro Graneri; a p. Ili il Garelli riporta intatti detta lettera: bo avuto la soddisfazione di sentire dal comandante della Gallura cav. Tiesi, e dal prelato dì Tempio, che il giorno 21 è seguito l'attacco con gloria grande dei difensori e, concludendo: se non fossa loro tolta la comunicazione dell'Isola madre, forse il cav. Gostantin e il comandante Riccio mi avrebbero già circostanziato dei fatti . L'errore della data fu commesso per primo dal Manca (il quale possiamo ammettere scen­dendo da Tempio al Palau precipitosamente, doveva avere pensato a tutto, meno che a portarsi appresso un calendario!). Ma il Garelli tiene ad addebitare questo errore al Susini, al fine evidente di screditare sempre più la sua lettera, dimenticando ancora una volta che questi non aveva visto il rapporto ufficiale. Non si può arrivare a dedurre però dallo sbaglio di una data (di un giorno) lo sbaglio anche nel riferire sui meriti degli uomini. La cosa è alquanto diversa. Ancora: nessuno vorrà mettere in dubbio che la memoria dei ratti fosse più fresca nel '58, negli nomini che ne avevano avuto diretta versione dai loro padri partecipanti all'azione, che non nel '907, allorché pure il Garelli prendeva per buone le notizie da lui raccolte a La Mad­dalena, quando cioè, la memoria orale dei fatti, passando attraverso più generazioni, era andata sempre più scolorendosi. A questo si aggiunga un altro fattore, importantissimo per chia­rire l'offuscamento di questa pagina di storia avvenuto ad opera stessa di scrittori sardi. La men­talità demomassonica diffusa nella classe media anche in Sardegua a fin di secolo (e, nella fin di secolo includiamo anche il ventennio che precede l'era nostro) attribuiva lo stato di abban­dono in cui era lasciata l'Isola, tutte le sofferenze "urteriiil' e morali che ne derivano, al non avere subito i benefìci della rivoluzione francese! assurdo paradosso scaturito dall'esaspe­razione e dalla sfiducia . E di questa mancata debolezza si faceva risalire la colpa originaria agli <cegoismi delle Corti del secolo XVIII e, principalmente ai due rami più impor­tanti: lo Stamento Ecclesiastico e lo Stamento Militare. (Il Sezza ed altri lettori che vogliano approfondire la conoscenza sulle funzioni e l'attività degli Stamenti, devono rileggere lo studio di Michele Pinna Chi salvò la Sardegna nel '93 pubblicato nel fascicolo di marzo di questa Rassegna; procurarsi le pubblicazioni: Cavalierato e Nobiltà in Sardegna, noto sto­rico-giuridiche di Francesco Loddo-Canepa, ed. G. Ledda, Cagliari; e J Diritti di Stamento Militare delle Famiglie Sarde di Vittorio Prunas-Tola, Casa Ed. del Risorgimento, Torino). I nomi dei comandanti la difésa del '93, sia di Cagliari che della Gallura e Maddalena, appar­tenenti a famiglie stamentarie, non dovevano figurare aureolati di gloria in quell'avvilente periodo di politica disgregatrice in cui si faceva questione dì settentrione e a meridione , di iregione , provincia e a campanile . I contrasti del '93'94 fra Stamenti e Viceré, dovuti al fatto che i primi accusavano il secondo di provvedere troppo fiaccamente alla difesa e sconsigliavano ìl Governo di Torino di accogliere le offerte dell'Inghilterra per aiutare l'Isola a liberarla dal pericolo francese: perchè essi ossia gl'inglesi penseranno prima ai loro propri interessi e poi ai nostri , venivano r in vanga ti come lotte insanabili da sfruttarsi ai fini del momento. Trovare cosi disconosciuti i meriti dì un ufficiale piemontese (il de Costan-tiu era nato a Nizza quando questa contea faceva parte del Piemonte) ha determinato nel Garelli una plausibile reazione, senza pere rendersi il dovuto conto che Io stesso discredito gettato sul nome del de Costantin era gettato sui nomi dei comandanti sardi. Nel confutare la lettera del Susini (appartenente ad un'epoca tanto anteriore) egli è stato indubbiamente i nfluenzato dall'opinione corrente; altrimenti non si sarebbe sforzato di togliere al Riccio quei meriti nella preparazione della difesa che i vecchi maddalcnini gli attribuivano; tanto meno ai sarchile permesso il cattivo gusto di presentare sotto un aspetto grottesco il colonnello, Giacomo Manca dì Thiesi, Comandante della Cavalleria Miliziano del Capo di Cagliari, destinato in quella circostanza dal Viceré ad assumere il comando della Gallura.
Non ho potuto ritrovare il rapporto del Manca al Viceré, ma in base alla lettera che il Garelli ha rinvenuto nel pacco di carte non inventariate dell'Archivio dì Torino e che ritiene indirizzata al Ministro conte Graneri (il quale, per il suo matrimonio con una gentildonna, sarda era imparentato col Manca) risulta ch'egli il giorno 19 febbraio ordinò l'adunata delle