Rassegna storica del Risorgimento

MADDALENA (ISOLA DELLA)
anno <1936>   pagina <968>
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968 Appunti, notizie o varietà
Mil une della. Gallura; che.la mattina del 20 discese al Pnlmi col suo Stato Maggiore* formato da Don Matteo Riccio (cugino del comandante de La Maddalena), Don Giuseppe Pes nipote del Vescovo del Tempio, i Capitani della Cavallerìa Miliziano, Francesco Carcupino e Giorgio Molioas, il notare Martin Andrea Tamponi ed altri, per predisporre la difesa.
Dopo avere detto che fu grande il coraggio e la destrezza e il valore tanto degli isolani, quanto dei sardi che trovavansi od essi uniti, o che difendevano le punte della Sardegna mette in particolare rilievo i meriti degli ufficiali della Cavalleria Miliziana: Don Giovanni Valentino, Don Giuseppe Andrea Pes, Don Salvatore Sardo Grande, Don Andrea Gabriel, Don Francesco Carta, signor Giovanni Maria Sini Capitano d'Infanteria Miliziano, il no taro Giovanni Maria Dejana. E poiché il Millelirc e il Moran operarono anche sotto il suo comando, mette in risalto anche i singolari meriti di questi che, con altri sei uomini, sopra una gondola, tra­sportarono tre cannoni sul punto più esposto e pericoloso della costa sarda Veccia Itfnritm dove aveva fissato il suo Quartiere generale Don Giacomo Manca avendo sempre nella mia compagnia Don Giuseppe Pes e Don Matteo Piccio, i due Capitani di Cavalleria e quello di Infanteria . Ce una velata allusione al fatto che con più. energia forse sarebbe stato predato ogni bastimento di trasporto, e sarebbe stata compita la vittoria . H Garelli ha voluto inter­pretare questa frase come: insinuazioni che dimostrano quanta gelosia il comandante dei mili­ziani della Gallura nutrisse verso il Piemontese, comandante dell'armamento Regio di stanza a La Maddalena, da lui considerato forse poco più che come straniero . L'insinuazione doppia­mente offensiva è invece soltanto dcll'A. il quale ignorava evidentemente che durante i 72 anni di Regno Sardo precedenti al '93 i due popoli uniti sotto il saldo vincolo della Dinastia Sabauda, in un unico ideale di Patria, si erano già fusi, specialmente nella classe dirigente, per gl'innumerevoli matrimoni. La.famiglia dei Manca (marchesi di Mores, di Villahermosa, di Nizza, duchi dell'Asinara, ecc.), era imparentatìssima con l'aristocrazia piemontese. Quanto alla a gelosia non vediamo come questo ufficiale che per le molte prove del suo valore era assurto alla corica importantissima di comandante di Cavallerìa Miliziano del Capo di Cagliari, cioè di Sardegna equivalente, fatte le debite proporzioni fra il piccolo Regno Sardo e il grande Regno d'Italia a quella di Capo di Stato Maggiore della M. V. S. N. potesse nutrirne verso un altro più giovane d'anni, inferiore a lui per grado e che stava a capo di un comando ben distinto da quello della Gallura, quale era quello marittimo de La Maddalena 1 Nella incri­minata frase del Manca lo storico sereno deve vedere soltanto quella speciale mania di stravin­cere il nemico ch'è stata in ogni tempo prerogativa del combattente sordo.
Volendo combattere il regionalismo il Garelli ha fatto senza avvedersene del regionalismo della peggior specie.
Dalla mia relazione, attraverso le lettere del Comandante Riccio al Viceré e il rapporto per lo stesso redatto subito dopo la vittoria dal Comandante de Costantin, risulta che questi due ufficiali ed il comandante Vittorio Porcile, agirono con la più salda leale collaborazione, scevri di ogni ambizione personale, tesi solo ad un unico scopo: la salvezza della Patria. Ed egualmente del-Manca, comandante della Gallura.
Risalendo direttamente alle fonti originali: i rapporti ufficiali, le cronache (ancora freschis­sime) del 1793, ho scortato di proposito tutte le errate interpretazioni anteriori di quel periodo storico per attenermi'invece a quegli autori i quali, nonostante la mancate conoscenza del rapporto de Costantin, avevano ricostruito la vittoria sarda del *93 interpretando fedelmente Io spirito del tempo, presentandola in tutta la sua portata politica e militare per concludere, come Melardo Riccio (nel I voi. del Il Valore dei Sardi in Guerra) dopo l'esame della situa­zione generale dell'epoca, concludeva: ala Sardegna sola rimase indipendente, italiana, invin­cibile.
Il clima fascista permette di guardare al passato con occhi scevri di pregiudizi e di rico­struire la storia nella sua verità essenziale. Ed e questo l'alto intendimento che guida il Diret­tore della Rassegna S. E. il conte de Vecchi di Va) Cismon, Ministro dell'Educazione Nazionale, nel poderoso compito cui si é accinto come Presidente della Società della Storia del Risorgi­mento Italiano.
Quel climn dell'anno eroico per la Sardegna 1793 (ch'io ho riassunto solo nella parte riguar­dante La Maddalena, nel 1934) può essere compreso meglio dall'Italia del 1936. Mai più infatti' si vide una volontà unica cosi saldamente espressa dal popolo, senza distinzione di classi* per