Rassegna storica del Risorgimento

anno <1936>   pagina <969>
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Appunti, notizie e varietà 969
difendere una causa di giustizili e 11 clero, con a capo l'Arcivescovo di Cagliari monsignor Meloni di Portola (un piemontese venerato dai sardi) spogliarsi di tutti i loro averi, togliere dalia chiese gli arredi sacri d'oro o d'argento per offrirli alla Patria, fino all'Italia di Mussolini.
4) Di fronte al rapporto de Costantin la ricostruzione del barone Manno, il quale, ripe­tiamo, non rinvenne questo documento, non appare più cosi precisa nei dettagli come il Sezza ritiene, pur essendo nelle sue linee generali, perfettamente esatta.
5) Il prof. Tommaso Coglioni scrisse un interessante studio sul glorioso episodio de La Maddalena, riportando una parte della relazione de Costantin estratta da La Gazzetta di Torino e le lettere del Riccio al Viceré, su Bibliografia Sarda, nell'anno 1906.
6) L facile intuire che Albione, invece di Alitane, è errore dattilografico o tipografico.
7) Molti storici, fra cui il francese Valéry, chiamano i volontari corsi volontari del Liamone .
Ringraziando dell'ospitalità
MYBMM RICCIO
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PER UNA RECENSIONE. - Il dott. Amedeo Rosati ci scrive:
Le osservazioni del dott. Quilici circa la mia recensione al suo volume Banca Romana meritano qualche risposta.
Non intendo imitare il dott. Quilici nel frasario che egli adopera, arrivando a farmi il torto, senza conoscermi, di supporre che io non abbia letti i libri che cito e di accusarmi di una bizzosa prevenzione nei miei apprezzamenti, relativi specialmente al suo temperamento ed al suo metodo di studioso.
Se egli può avere legittimamente delle aspirazioni, che mi augurerei meglio fondate, nella carriera degli studi e dell'insegnamento, io invece ho dato, oramai, in altri campi quella parte della mia attività di buon cittadino che modestamente ho potuto e se, unicamente per appa­gare ad un bisogno dello spirito, sono sempre stato un appassionato enitore di studi storici, ciò specialmente alla mia età, non è sufficiente a mettermi hi prevenzione contro chicchessia. E se contro il Quilici qualche prevenzione avevo, questa era fondata sulla raccolta dei suoi Saggi, in uno dei quali, l'articolo sugli scrittori reazionari del 1831-40, avevo visto attribuito al Principe di Canosa una... famosa lettera del suo avversario Luigi De* Medici ed il Principe di Canosa stesso presentato come appartenente alla famiglia... Caracciolo ! (Otto Saggi, 1934, pp. 264-267). Ora, il Quilici mi fa la degnazione di informarmi, di essere stato dichiarato maturo per l'insegnamento universitario da un'autorevole Commissione giudicatrice (in cui dovevano essere, fra tanti che ve ne sono, a sua detta, fra gli storici moderni, anche dei benemeriti produttori dello sbadiglio) e gli dirò che questa è una ragione di più perchè egli si controlli un poco meglio quando dovrà dare alle stampe i snoi lavori. Chi manda in giro un libro, che vuole essere di storia scientificamente pensata, ha, direi quasi, il dovere diinsegnare, sia pure sotto la forma di semplice comunicazione, qualche cosa a chi legge, e se nel fornire dei dati, che dovrebbero essere rigorosamente controllati, egli dà delle notizie erronee concorre alla diffusione non della scienza, ma della ignoranza ed il danno è tanto più possibile quando chi scrive può aver circondato già il suo nome da una certa autorità. Il recensore invece, special­mente quando è un grande ignorante come forse io sono, produce certo un danno minore, o non ne produce del tutto, anche se esprime dei giudizi eccessivi o inesatti; egli non è il professore, è l'ingenuo portavoce di una corrente del pubblico dei lettori.
Ma ho proprio espresso nella mia recensione dei giudizi eccessivi ed inesatti? Dissi e ripeto che per quanto riguarda i casi della Banca Romana dal volume in quistione non si apprende che pochissimo o nulla di nuovo, essendo le cose raccontate nel quadro delle cognizioni già acquisite, sìa attraverso il volume del Colaianni (il quale nel 1892 non era professore all' Uni­versità di Napoli, come si legge a p. 76), aia attraverso le pubblicazioni dei giornali del tempo, sia attraverso il processo.
Il Quilici, che ha l'aria di ignorare la pubblicazione di diverse edizioni successive ed amplifi­cate del volume di Colaianni, tra cui la tersa che vide la luce nel dicembre 1893, mi fa osservare
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