Rassegna storica del Risorgimento
anno
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1936
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pagina
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970
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970 Appunti, notizie e varietà
unn cosa ovvia: ohe osso non poteva, per necessità, riferirsi olio sviluppo degli avvenimenti posteriori, ma non pone niente che io ho citata la pubblicazione del Colaianni, come una dei vari elementi concorrenti a formare la cognizione, precedentemente acquisita anche dalle pubblicazioni giornalistiche (tra cui ad esempio un abbondante supplemento dell'Opinione e molte* addirittura preziose, di giornali di provincia), dal processo e dalle carte giudiziarie in genere, quale gli atti che accompagnarono la domanda di autorizzazione a procedere contro l'on. De Zcrbi, la comunicazione fatta all'Autorità giudiziaria del dicembre 1894 per l'eventuale procedura contro Giolittt a norma dell'art. 47 dello statuto, la sentenza della Sezione di accusa del 25 febbraio 1895 nel processo per la sottrazione dei documenti e cosi via. Tutta la lunga citazione di date, che il Quilici fa, in nulla muta l'esattezza delle mie affermazioni, non avendo mai io dettiti, come il Quilici sogna, che nei giornali sìa tutto la storia della grande crisi politica, economica e morale d'Italia (e non è neanche nel suo libro) e non avendo mai inteso di dire, come è intuitivo, che tutti i documenti il pubblico, anzi chiunque nel pubblico, avesse potuto avere la opportunità di leggere, uno per uno, ma che la sostanza dei fatti, il quadro d'insieme insomma è rimasto quello che già era nella cognizione generale e con la stessa lacuna, sempre incolmala, relativa all'azione effettiva, in certi equivoci atteggiamenti, dell'onorevole Giolitti; e questo è avvenuto, ripeto ancora una volta le parole del Quilici, perchè nelle buste dell'Amministrazione degli Interni, della Prefettura, della Direzione di Polizia e del Gabinetto del presidente del Consiglio non fu rinvenuto alcun documento nuovo. H Quilici mi accusa quasi di plagio per aver ripetuto, con le sue stesse parole, un così peregrino concetto e, sfondando una porta aperta, per scagionarsi da un appunto che dichiaro lealmente di non aver mai pensato- di fargli si affanna a dimostrare le ragioni per cui i documenti sarebbero scomparsi quasiché io lo avessi accusato di non averli saputi rinvenire. Gli domando ora che cosa si direbbe, se per cosi poco io divento quasi un plagiario, se lo spazio mi consentisse di pubblicare, in riscontro di quelle del suo libro, numerose pagine del volume del Colaianni, che il Quilici ha citato, sunteggiato, a volte parafrasato ma non confutato? Chi mettesse a riscontro per esempio le pagine da 20 a 31 del Colaianni con quelle da 101 a 106 del Quilici vi troverebbe che quest'ultimo non vi ha messo di suo che il già deplorato umoristico episodio dei ministri già defunti Ellena e Saint-Bon che tuttavia... sedevano al banco del Governo il 20 dicembre 1892!
Qui il Quilici (non tenendo conto della mia osservazione che è sostanzialmente questa: che il suo amore per il bozzetto è così forte, a detrimento della storia, da fargli trovar comodo di richiamare alla vita perfino i morti) crede di correggermi, maggiormente spropositando, facendomi notare che il Saint-Bon morì il 26 gennaio 1892, non nel novembre come io avevo detto. Peggio sarebbe se fosse vero, perchè il Saint-Bon, non solo sarebbe stato già morto, in ogni modo,il 20 dicembre 1892 quando secondo il Quilici era seduto gomito a gomito col generale Pelloux, ma non avrebbe mainemmeno fatto parte del Ministero Giolittiformatosi soltanto nel m aggio di quell'anno.
Ma si rassicuri il Quilici, il 20 dicembre 1892 il valoroso ammiraglio SaintBon era morto sì, ma ancora forse in istato... di non completa putrefazione, sia detto con rispetto alla sua. memoria: era morto in novembre come io avevo già detto e propriamente il giorno 26, come ce lo ricorda anche una celebre Ode di D'Annunzio che il Quilici, tanto più colto di me certamente conosce, anche per aver criticata l'azione letteraria del D'Annunzio in quegli anni (p. 231).
Io potrei qui fermarmi, che basterebbe questa sola sua risposta a dimostrare se il metodo di lavoro che il Quilici osa sia proprio quello dello storico o non piuttosto quello dello smanioso amatore del bozzetto; pur di dire parole che gli sembrano briose, ansioso, come ora dichiara, di non riuscir noioso, egli non si controlla, non valuta se quanto dice giovi o nuoccia alla sua tesi, non mette in raffronto i dati da lui stesso raccolti. Riconosce gli otto o nove refusi /questione di nomenclatura!), ma dice che, a proposito di quegli stessi fatti e di quelle stesse persone, in altre porti del libro i dati furono citati esattamente e la cosa, in parte, è vera; ma è in ciò appunto la conferma del mio rilievo che egli non riesca a rendersi conto dell'ambiente, ad ossimi* lare la materia Arriva fino al punto continuo nella mia funzione di correttore di stampe di mettersi in contraddizione con se medesimo perfino nella stessa pagina come quando (p. 190) parlando dcli'on. De Zcrbi dice che entrò per la prima volta alla Camera mandatovi dal V Collegio di Napoli (ed è esatto) ed in nota, a pie' della stessa pagina, ci informa che egli vi andò, Bempre per la prima volta, in rappresentanza del Collegio di Palmi. Ed anche qui nella pagina successiva vi è un brillante bozzetto... inventato.