Rassegna storica del Risorgimento
anno
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1936
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pagina
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973
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LIBRI E PERIODICI
ALBEBTO POLLIO, La campagna invernale del 1806-07 in Polonia. Studio critico; Roma, Libreria dello Stato, 1935-XHI, pp. XXIV-138, con 3 tavolo/, t. e 12 schizsó;
Tra Jena e Fricdland c'c Eylau: una campagna di guerra tra le più. tragiche e tremende eie Napoleone abbia condotto, in un paese desolato, squallido, deserto, sotto un elima terribile, in cui l'alternarsi del freddo e del caldo trasformava le strade in un mare di fango viscido e consistente; e una battaglia sanguinosa e micidiale, di esito incerto, combattuta con un corag-gio disperato da una parte e dall'altra. Campagna tattica essenziaintente, nella quale il genio guerriero di Napoleone doveva trionfare della magistrale condotta strategica del generalissimo russo, il quale, nonostante gli errori commessi, si mostrò degno competitore dell'Imperatore riuscendo a raccogliere nella pianura di Eylau, dopo una lunga marcia avvolgente, tutto le sue forze operanti, mentre l'avversario le aveva disperse in varie parti.
Sulle vicende militari di questa guerra il generale Pollio nel 1906, in occasione della pubblicazione delle memorie del Bennigsen, a cura del Casal a z (Paris, Lavauzelle), aveva scritto alcune considerazioni, sottoponendo ad un severo esame critico tanto le pagine del generalissimo, non sempre sincere, spassionate ed esatte, quanto lo svolgimento e la condotta della campagna invernale in Polonia, con una imparzialità storica fredda ed attenta che in lui, studioso e ammiratore di Napoleone, non fece mai velo. Anche in questi appunti scarni e disadorni, che l'Ufficio Storico del Ministero della Guerra ha voluto pubblicare, corredato di uno studio biografico, nell*83 anniversario della nascita del suo Capo di Stato Maggiore, si ritrovano le migliori qualità dell'autore di Custoza e di Waterloo ; sia nel rilevare le incongruenze, le esagerazioni e l'alterazione sistematica che il Bennigsen fece non soltanto dei dati, ma anche delle notizie più sicure e controllate, come quando afferma che Friedland fu una vittoria russa; sia nel mettere in evidenza che i fattori delle vittorie napoleoniche devono ricercarsi non soltanto nel genio deD1 Imperatore e nel valore, nella resistenza e nell'abnegazione dei comandanti e dei soldati, ma anche nella grande organizzazione dell'esercito francese e nella regolarità e rapidità dei suoi servizi; sia quando biasima la condotta di Ney, di Lannes e di Savary in alcune azioni militari; sia quando, parlando del generalissimo russo, prussiano di nascita ed uno dei capi principali ed operanti che assassinarono lo zar Paolo I, ha parole severe per la figura morale dell'uomo, ma riconosce ed esalta le grandi qualità militari dei combattente e del generale, che ad Eylau seppero evitare una sconfitta all'esercito russo, pur mettendone in evidenza gli errori commessi all'inizio della campagna, dove operava.agli ordini dell' inetto generale Kamcnsky (come l'abbandono della linea della Vistola, lasciando cosi ai Francesi la possibilità di passare il fiume e 1* iniziativa delle operazioni; e l'ordine di far operare le truppe prussiane dell'Estocq contro Thorn), distinguendo però la realtà storica ormai acquisita da quella che allora, dalle varie informazioni, appariva al Bennigsen.
Dopo Pultusk, che si può considerare una vittoria tattica dei Russi, ma nella quale essi avrebbero dovuto trionfare e schiacciare il quinto corpo d'armata comandato dal Lannes, Bennigsen fu nominato generalissimo e, invece di affrontare la battaglia decisiva, ordinò la ritirata su tutto il fronte con l'ardito progetto di entrare in mezzo ai laghi dell'antica Prussia per nascondere la sua marcia ai Francesi, di rinforzare Danzica assediata, sbloccare Graudenz e sorprendere l'avversario. Napoleone, costretto ad agire in un paese sconosciuto e in una stazione delle più spaventose, contro truppe solidissime che marciavano come in casa propria, completamente impreparato alle difficoltà e ai bisogni di una lunga campagna, aveva mezzi inadeguati, scarseggiava di viveri e di vestiari e doveva tenere a freno la Prussia, vinta ma non doma l'AuBtrìa in soggezione, impedire e prevenire sbarchi inglesi e svedesi in Pomrrania e continuare l'assedio di molte piazzeforti. Di qui, come nota giustamente il Pollio, il bisogno di alterare a bella posta i bollettini di guerra, i proclami e persino i dispacci diretti ai suoi luogotenenti per tener in soggezione gli amici e gli alleati e spaventare i nemici.