Rassegna storica del Risorgimento
anno
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1936
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pagina
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975
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Libri e periadici
975
Segue infine una nota di Glauco Lombardi su Claudio Linati e la SocietA parmigiana degli incisori ali acquarello; e una appendice di documenti inediti.
La R. Deputazione parmense pubblicando questi studi ba raggiunto senza dubbio il lodevole intento di rievocare, con eloquente documentazione, la figura di un grande patriota e di un valoroso cultore delle lettere e delle arti, Ed ba compiuto pertanto un dovere cui non era possibile sottrarsi.
Senza dubbio viene diminuita dal buon criterio usato per questa raccolta, ma non è soppressa, la fatica di una rieluborazione sintetica ebe è sempre inerente a pubblicazioni frammentarie quale è appunto quella di cui diciamo. Uno storicoartista ricaverebbe indubbiamente da questa pubblicazione medesima una biografia del Linati, ricca ed attraente, la quale porte rebbe sul piano della storia e in più vasta rinomanza un uomo che è veramente troppo dimenticato e che molto merita dell'affetto, del pensiero e della riconoscenza degli italiani.
PIERO ZAMA
P. GIRO CANNAROZZI, La rivoluzione toscana e l'orione del Comitato della Biblioteca Civile dell'Italiano; in 16, pp. XV-286, Pistoia, Pacinotti, 1936-XIV, L. 10.
Lo studio del M. R. P. Cannarozzi costituisce un apporto interessante per la prima fase del Risorgimento toscano. Lo scrittore accurato e coscienzioso non s'infeuda a quegli apriorismi che abbiamo ritrovato in altri dai quali BÌ tenta una esumazione dipersonaggi e di tempi oramai da tutti condannati, come ad esempio avvenne a chi impiegò un cento pagine di questa Rivista per parlarci della preparazione del cardinal LambruBchini, il degno ministro di Gregorio XVL ma ispirandosi a quella obiettività che abbiamo notata ed ammirata, per esempio, nelle pubblicazioni del canonico Ernesto Vercesi, troppo presto scomparso dal mondo, esamina quel periodo di agitazioni religiose a cui dette luogo VApologia delle leggi di giurisdizione edita dalla Biblioteca Civile dell'Italiano per prima tra le sue monografie, e che ebbe a riscuotere l'approvazione anche di molti uomini politici del Granducato, incominciando da alcuni dei ministri del gabinetto Baldasseroni, se pure essi dovettero deplorare la opportunità della divulgazione. La lotta tra le tendenze concordatarie, volute da Leopoldo II e subite dal ministero, e i principi ai quali sempre s'ispirò Pietro Leopoldo T, che voleva lo Stato preminente sulla Chiesa, dette luogo a polemiche, ad agitazioni di vescovi, e certamente non contribuì alla pacificazione del .granducato.
Completa poi è la narrazione degli eventi politici che furono originati dall'altra pubblicazione Toscana ed Austria, battaglia ingaggiata e vinta dalla Biblioteca Civile dell'Italiano contro la preponderanza austriaca. Tutte le fasi di questa lotta sono studiate e riportate dallo scrittore con giusti commenti. Ed altrettanto avviene per l'altra pubblicazione di Vincenzo Salvagnoli, Bella Indipendenza d'Italia, anch'essa diana di battaglia contro la nemica, e rivendicazione, a base di ricordi storici, di fatti provati, di trattati disconosciuti della condizione di assoluta libertà della Toscana dal vassallaggio asburgico, che la corte di Vienna avrebbe voluto nuovamente affermare.
È dunque quello di P. Ciro Cannarozzi uno studio importantissimo che si aggiunge a tanti altri e illumina la fase storica del 1859, e i precedenti, in modo che nulla sfugge allo scrittore e nulla resta nel buio di quegli avvenimenti.
Una sola critica mi si affaccia alla mente in proposito di quanto sta scritto.
Secondo il mio giudizio P. Canarozzi erra allorché qualifica il Landucci, ministro dell'interno del gabinetto Baldasseroni, per un furbo: tutti gli scrittori e meglio di questi i provvedi" menti che ebbe a prendere provano invece il contrario. Fu un tiranno in sedicesimo come direbbe il Giusti, e seppe soltanto scontentare tutti e incorrere nell'antipatia dei concittadini, senza conquistarsi le simpatie nemmeno della corte granducale. Accolse l'ordine della granduchessa e fece sequestrare nella tipografia Ruberà le bozze del libro Toscana ed Austria, non riuscendo nemmeno a impedirne la diffusione altro che quando dodici mila copie avevano inondato la penisola e anche altri Stati; non ottenne nemmeno dal Consiglio di Prefettura di Firenze l'ordine richiesto d'arresto per il Salvagnoli, autore dell'altro scritto: insomma fu fntule come i politici sfortunati sogliono essere, al partito cui servono.