Rassegna storica del Risorgimento

anno <1936>   pagina <980>
immagine non disponibile

980
Libri e periodici
PIEMONTE.
18. A, MONTI* La situazione politica del Piemonte alla vigilia della rivoluzione del '48 giudi'
tata dai diplomatici austriaci, estr. da Rassegna di Politica Internazionale, n. 6, giti* gno 1936. pp. 12. Proseguendo i suoi preziosi studi sul 1848 e su Carlo Alberto, il Monti pubblica quat­tro documenti di fonte austriaca che ci possono dare un'idea del come veniva giudicata nel 48 la figura del Re e la situazione sarda. Meno importante la prima lettera del Duca di Parma, dimostra soltanto la scarsa comprensione di questo monarca, mentre osser­vazioni più acute sugli ardori bellicosi dei Savoia e dei due principi in particolare tro­viamo nella seconda del Neumann al Metternieh. Il documento più interessante è certa­mente la lettera del cancelliere austriaco al suo ambasciatore a Londra, in cui egli defi­nisce inquietante la situazione internazionale e ne ricerca i responsabili: il Papa e Pal-merston. Segue la risposta del Dictrichstcin.
RIMINI.
19. - L. Tosi, I fatti di Rimini dei 1844, estr. da Libertas Perpetua (Museum), a. IV (XVffl),
n. 1, pp. 34.
Questo studio va particolarmente segnalato perche è un contributo notevole alla rico­struzione della storia dei moti insurrezionali italiani ebe, scoppiati qua e là, erano però uniti nella organizzazione e nel fine ultimo. E scritto bene, preciso, documentato e chiaro anche quando si sofferma su particolari minimi]
Malgrado l'ottimismo del Legato di Bologna, esisteva anche in Rimini del fermento, come nelle altre città dell'Emilia e della Romagna. Ben lo sapevano a Roma per mezzo dei rapporti di spie austriache e di un autorevole personaggio. Perciò si diede importanza, che poteva sembrare eccessiva, ad aggressioni contro'spie e gendarmi dovute a faziosi locali; si ottenne l'arresto dei capi ed il sequestro di documenti interessanti. Fu in casa di Enrico Serpieri che la polizia mise le mani su una lettera di Giuseppe Galletti, ma non di sua scrittura, la quale fu messa subito in relazione con un altro foglio trovato ad Eusebio Barbetti, e provocò l'arresto dei due Orsini, padre e figlio; in un primo tempo si era pensato che Giacomo Andrea fosse stato l'autore della copia, riconosciuta poi di mano di Felice. Cosi essi divisero con Enrico Serpieri ed un altro riminese, Andrea Bor-zatti, la prigionia di S. Leo.
RISORGIMENTO.
20. - A. SnrrONI, L'alba del Risorgimento, Padova, Tip. Antoniana. 1934, pp. 20.
Ritornando sulla tanto dibattuta questione delle origini del nostro Risorgimento e sugli apporti stranieri al nostro pensiero del '700, il Sindoni traccia con mano felice un quadro dell'Italia del secolo XVIII fino alla caduta di Napoleone. Egli insiste soprat­tutto sul movimento intellettuale del Mezzogiorno. Influenze straniere subirono i nostri filosofi, non si può negarlo, ma queste servirono soltanto a dare visione più ampia e complessa alla loro mente, a porre la loro dottrina, che rimaneva pur sempre essenzial­mente italiana, nel più vasto orizzonte europeo.
21. G. VOLPE. Principi di Risorgimento nel '700 Italiano, estr. da Rivista storica italiana*
serie V, voi. I, n. 1, 1936. pp. 3i.
Una profonda ed ampia visione storica, una valutazione efficace delle idee, degli uomini, dei moventi, dei fatti, una prosa limpida e concisa fanno si che si legga questo, come tutti gli studi di G. Volpe, con interesse storico e piacere letterario, anche quando non si possano accogliere compiutamente luti e le conclusioni dell'illustre studioso.
Égli esamina il graduale processo evolutivo della coscienza politico italiana. I nostri pensatori, liberi dalla vecchia coltura scolastica e tradizionalista dominante alla fine del secolo XVII, rinvigoriti da correnti di cultura venute dal di fuori, nel Settecento si avviano verso un'attività più pratica. Essi sostengono riforme economiche e politiche dettate dal nuovo concetto dello Stato, sovrano di fronte a rutti, del Principe, alto ministro di inte-ressi pubblici, I letterati intanto mantengono viva l'idea di un'Italia una ed indipen­dente, e cosi tutti insieme, scrittori, economisti, uomini politici, si accordano nel volere