Rassegna storica del Risorgimento

QUETELET ADOLPHE ; BELGIO ; PETITTI DI RORETO ILARIONE
anno <1936>   pagina <1026>
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Mario Battistini
II giorno successivo, sotto la guida cortese e dotta del conte Petitti, visi­tarono la reale Pinacoteca ammirando specialmente i Veronese, i Van Dyck, i Gherardo Dou, i Wouwerman, i Garraccio . Ma ormai l'ora fissata per la par­tenza s'avvicinava. Quel giorno stesso, infatti, dopo avere ancor una volta incontrato il conte Petitti, il Plana, il Baracco, che rimise ai partenti un libro ed una lettera pel Gioberti, circa le sei si misero in cammino verso Genova. Là s'imbarcarono per Napoli e dopo un forzato arresto a Livorno, giunsero a Civitavecchia. Non sappiamo per quale particolare concessione i due belgi potessero visitare quella fortezza e parlare anche ai prigionieri. Ma ecco i curiosi particolari che la signora inviava ai figli:
Siamo andati a vedere Gasparonc, capo dei briganti, che faceva tremare tutta l'Italia or sono 14 anni e che ora è prigioniero con tutta la sua banda. La sua testa è d'una bellezza ammirevole e presenta l'imagine d'una volontà e d'una forza straordinaria. Quest'uomo ba com­messo dei grandi delitti, ma credo sarebbe stato capace di fare grandi cose. La sua bocca è sprezzante, ma nello stesso tempo malinconica. Lo sguardo sdegnoso mostra una grande supe­riorità e l'abitudine al comando. L'insieme dell'espressione del volto e malinconica. La sua faccia prende un'espressione di disprezzo straordinario quando racconta che il governo di Roma, dopo averlo inseguito senza poterlo mai catturare, gli faceva proporre d'arrendersi coi suoi e di rinunziare tutti alloro mestiere e che a questa condizione avrebbero avuto tutti la grazia. Che essi, fiduciosi in questa proposta e stanchi del loro mestiere, fecero il giuramento domandato e s arresero; ma fatto ciò furono subito condotti in una prigione e condannati a rimanervi a vita. L'amore aveva condotto quest'uomo al brigantaggio. Assalito da un nomo geloso, lo uccise e poiché la famiglia di questo voleva vendicarsi, l'uccisore, seguito da alcuni amici che ne avevano preso le difese, si rifugiò nelle montagne. La necessità di vivere condusse tutti al brigantaggio.J)
Il Quetelet, intorno al viaggio del quale non abbiamo successivamente notizie particolari, aveva, com'è noto, lo scopo di condursi al primo congresso degli scienziati, che doveva tenersi a Pisa ai primi del mese d'ottobre di quel­l'anno. 2) La riunione, non ostante l'avversione di molti governi della Penisola, riuscì imponente ed il Quetelet, fra le molte centinaia di dotti, dei quali oltre cento italiani, strinse relazione con molti, alcuni dei quali, in seguito, ebbero occasione di rivederlo a Bruxelles. nota la spiacevole avventura capitatagli al suo ritorno a Firenze, dopo il congresso. Fu verso Cascina che il baule, nel quale aveva i propri abiti, dei manoscritti e degli strumenti di fisica, gli fu rubato. Era di notte, fra le due e le tre del mattino, allorché la signora Quetelet, si accorse che il baule non era più sulla carrozza. Il Quetelet
domandò subito al cocchiere di fermare, ma questi obbedì solamente quando due giovani viaggiatori glielo imposero. Il babbo prosegue la signora che volle allora andare solo a ricercare il baule, benché un tale s'offrisse d'accompagnarlo, ebbe il sospetto che il cocchiere
i) Lettere citate.
a) A. CORSINI; II 1 Congresso dogli scienziati) in La Nuova Antologia, 1 gennaio 1914.