Rassegna storica del Risorgimento
QUETELET ADOLPHE ; BELGIO ; PETITTI DI RORETO ILARIONE
anno
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1936
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pagina
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1027
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Documenti italiani nel Belgio 1027
fosse un complice dei ladri. E infatti sembra che questi, il preteso viaggiatore, degli albergatori ed altre persone, formassero una banda e che nella stessa notte cinque altri bauli fossero rubati. Giunti a Firenze il babbo voleva pubblicare in un giornale una diffida a proposito d'una lettera di credito che sì trovava nel baule rubato, ma l'Amici gli disse che non poteva far pubblicamente sapere che era stato derubato. È per questo che generalmente si crede che in Toscana non avvengano furti, mentre vi si ruba molto. *)
Il giorno dopo il Quetelet fa avvertito che il baule era stato ritrovato, ma vuoto. Ecco come passano le cose fra i ladri e la polizia - scrìve la signora Quetelet i ladri rubano un baule, scelgono ciò che loro piace e gettano il baule col resto, che la polizia rende al proprietario . Oltre per il danno perso naie sofferto, il Quetelet era annoiato specialmente per la perdita d'alcuni strumenti appartenenti all'Osservatorio e per questo scrisse alla famiglia, perchè i giornali di Bruxelles fossero informati del furto, affinchè il governo fosse meglio disposto a sostituirli. 2) La noiosa avventura fu addolcita in parte dalla visita che il Quetelet fece al granduca di Toscana, il quale aveva manifestato il desiderio di vederlo 3> e finalmente, dopo tre mesi e mezzo d'assenza, il 14 novembre, i due coniugi facevano ritorno a Bruxelles.
Questo secondo viaggio in Italia, non interrotto come quello del 1830 4) ed il Congresso di Pisa furono pel Quetelet fonte di grande piacere, perchè gli offrirono le migliori occasioni per conoscere e per stringere relazione con numerosi dotti. Una viva simpatia nacque fra lo scienziato belga ed il conte Petitti, simpatia che ben presto divenne amicizia, cementata dalla scienza ed anche dalla comune ammirazione pel Gioberti. E certo che i Quetelet parlarono a lungo durante la loro permanenza a Torino, non solamente col Baracco e col Pinelli, del filosofo, ma anche d'altri piemontesi, pure esuli, come il dottore Gastone ed il marchese Tur rinetti di Prie, che con tanti nostri compatriotti, trovavano larga ospitalità nella casa dell'astronomo. Del resto, se la corrispondenza fra i due eminenti uomini incomincia dopo il loro incontro a Torino, un sentimento di simpatia personale albergava già nel cuore del Petitti per l'accoglienza amicale che il Quetelet aveva fatta, molti anni prima, al proprio cognato, il conte Maurizio Burotti di Scagnello, di Cherasco, il quale, esule dopo i moti del 1821
J) Lettere citate, 18 ottobre 1839.
2) Ernesto Quetelet scrive nel suo Giornale: 25 ottobre 1839: .Pallai choz Théodore (Van Mons) parce quo papa a vai i: écrit de lui demander de fai re mettre dans Ics journaux qu'il avait été volo* a fin quo s'ìl manquait quelques instrumentB de l'Observatoire le gouvernemeut fut dispose à Ics rcmplacer.
Le Courrier Belge di Bruxelles, n. 307, del 3 settembre 1839 ed altri giornali ne dettero
infatti notizia.
Sul furto cfr. anche M. BATTISTINI, Le relazioni d*A. Quetelet col Vieusseux e coi letterati italiani, in Rivisto Storica degli Archivi Toscani, 1931, fase. 1.
3) Lettere citate della signora Quetelet.
4) iyf. BATTISTINI: Le relazioni d'A. Quetelet coi dotti italiani, in Rivistu di storia delle Scienze mediche e naturate di Firenze, 1929, u. 5-6.
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