Rassegna storica del Risorgimento
1859 ; TOSCANA
anno
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1936
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pagina
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1082
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1082
Mario Puccioni
I.
Ma poiché proprio negli atti della Polizia segreta del 1859 si conserva, richiamatovi il 29 aprile 1859,l'intiero fascicolo del processo che il marchese Ferdinando Bartolommei ebbe a subire nell'aprile 1852 per partecipazione a trame dirette a turbar V ordine pubblico, e finì con la sua condanna a sei mesi di reclusione nella fortezza di Piombino, commutata in un anno d'esilio dallo Stato, io credo far precedere a quanto attiene propriamente all'anno 1859 l'esame di questo giudicato, che da un lato mostrerà la salda fede dell'inquisito, e dall'altro la mitezza del governo toscano, il quale si comportò contro il ribelle in maniera ben differente da quella che i governi di Roma, di Napoli, di Milano o di Modena avrebbero sentenziata.
Il processo fu originato dall'invio a Pistoia di stampe sovversive che si trovano acquisite negli atti, anzi, scorrendolo, desta prima di tutto meraviglia, la mancanza di precauzione che il Bartolommei ebbe in quella contingenza: è provato in modo indiscutibile che egli dette incarico al proprio cocchiere Benedetto Vestri di recare a Pistoia un pacco di stampati sovversivi, chiusi in un involucro fermato con sigilli di ceralacca, e sul quale stava l'intestazione al Gonfaloniere di Pistoia sig. Giuseppe Baldi, pur essendovi anche l'indicazione della casa Bettazzi. Il Vestri, insospettabile dal punto di vista della fedeltà, si recò infatti a Pistoia, si fece indicare la casa del Gonfaloniere, e accompagnato da altro individuo, eseguì di persona la consegna del pacco, trovando il destinatario per le scale di casa sua. E poiché non giunse conferma del ricevimento, il Vestri, richiamato dal padrone sulla non effettuata consegna, non solo affermò d'averla eseguita, ma si recò di nuovo appositamente a Pistoia, accompagnato da un testimone, dal Gonfaloniere, ottenendo assicurazione del ricevimento del pacco.
Però il Gonfaloniere, certamente d'idee retrograde e d'altra parte tenuto a fedeltà verso il proprio sovrano, aperto il pacco e veduto di che si trattava, consegnò tutto al delegato di Governo: con che s'iniziò il procedimento, portato avanti con tutta la passione politica e lo zelo del funzionario.
Immediatamente furono interrogati il marchese Bartolommei e il Vestri, e trattenuti entrambi in carcere. H Vestri fu preciso nel suo deposto, attenendosi alla verità: riconobbe cioè l'involucro del plico contenente gli stampati incendiari, asserì di non averne presa cognizione e d'averli portati all'indirizzo indicatogli dal suo padrone, anzi, a mostrare la sua buona fede, fece osservare che s'era nuovamente portato a Pistoia per constatare l'effettiva consegna.
H Bartolommei invece si trincerò in una difesa poco attendibile: narrò cioè che in un determinato giorno dell'aprile si era recato da lui un tale, che non conosceva neppur di vista, e lo aveva pregato di permettere al suo cocchiere che andava frequentemente a Pistoia per affari attinenti all'amministrazione della