Rassegna storica del Risorgimento
1859 ; TOSCANA
anno
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1936
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pagina
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1083
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Ricercando negli Archivi del Ministero dell1 Interno della Toscana, ecc. 1083
tenuta Le Case, di recar quell'involto al Gonfaloniere della città, il che egli non aveva rifiatato. Portò anzi due testimoni a conferma della verità del suo asserto nelle persone dei dottori Pietro BancheUi e prof. Ferdinando Zannetti, i quali, essendosi in quel giorno recati al suo palazzo per visitare la marchesa Teresa incomodata, erano stati presenti alla richiesta di questo sconosciuto. Naturai mente questa difesa non persuase l'inquirente delegato Carli, il quale gli contestò che per le sue qualità politiche esaltate e contrarie all'attuale ordinamento, egli doveva esser lo speditore del piego in questione contenente le stampe, le quali, portavano l'indirizzo del Gonfaloniere, onde non destar sospetti, ma erano invece dirette a tal Angiolo Bettazzi, studente pittura, e forse al dott. Francesco Van-netti di Pistoia, anch'egli prevenuto politico. *) Cercò infatti la polizia d'allargare il campo delle indagini, e tentò di coinvolgervi il Bettazzi Angiolo o suo fratello Adriano, il dott. Vannetti, stato prefetto di Siena durante il triunvirato Guerrazzi, Leopoldo Scarafantoni e il dott. Leopoldo Mazzei, noti liberali pistoiesi, e finalmente la stessa marchesa Teresa Bartolommei per una gita che avea fatto a Pistoia in quel tempo onde visitare la sua amica sig. Giuseppa Fonti. Ma i resultati delle investigazioni testimoniali eseguite ne' confronti di queste persone furono negativi, e la polizia potè insistere nelle proprie conclusioni, invitando a decidere il Consiglio di Prefettura, competente in materia, che sentenziò, nel di 29 maggio 1852:
la confessione del Bartolommei sul possesso del plico e la spedizione a Pistoia e la sua pertinacia non ostante le già subite macchinazioni dirette a sovvertire l'attuale stato di cose, e per la tre* quante e perseverante clandestina affissione e diffusione di stampe e scritti sediziosi, rendeva manifesta e innegabile l'esistenza d'individui cbe non temevano di turbar l'ordine e diffondere sentimenti d'odio e disprezzo verso il Governo e come non potesse contestarsi in dubbio la partecipazione del Bartolommei a questa trama. Dichiarava perciò non luogo a procedere contro il Vesta e ne ordinava la scarcerazione e decretava doversi sottoporre il Bartolommei alla reclusione per sei mesi nella fortezza di Piombino.
Se esaminiamo una copia dei manifesti sovversivi sequestrati e portanti l'intestazione Novara non fu dimenticata, dovremo persuaderci che materia di condanna v'era ed abbondante, per il genere della pubblicazione e i precedenti politici dell'inquisito. A gloria del quale è utile riportare il precedente decreto ministeriale di condanna a Bei mesi di confino nella sua fattoria delle Case, emanato dal ministro Landucci nel 5 giugno 1851, dopoché il Bartolommei si fece promotore d'una dimostrazione pacifica, per pregare in S. Croce avanti la
I) Matilde Gioii Bartolommei a p. 89 del detto suo libro (Fireoze, 1905) parlando della condanna del Padre, afferma cbe i fogli clandestini erano stati stampati nelle cantine del suo palazzo. Ella non deve aver letto o veduta la pubblicazione, altrimenti l'avrebbe certamente riportata.
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