Rassegna storica del Risorgimento

1859 ; TOSCANA
anno <1936>   pagina <1094>
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Mario Boccioni
non esserci bisogno d'altra gente. Quindici per ora sonò i cavalli regalati da pos­sidenti al Piemonte, e il dott. Tonarelli sarà incaricato di farli pervenire. I fra­telli Ferri, i Ponticelli, Andreini, Pallini sono i donanti: i procuratori legali di Grosseto ne hanno regalato uno. Si rinnuovano i fogli sediziosi diretti ad eccitare i soldati dell'armata toscana a star pronti per la guerra contro l'Austria; la far­macia di Carlo Belli è il ritrovo degli eccitatori, ma è difficilissimo sorprenderli. Del resto tutto è calma.
In una confidenziale al Presidente il Prefetto torna ad affermare che note circolanti ci sono, ma di simpatia pel Piemonte e per i suoi principi politici e l'influenza nel futuro congresso. La popolazione è rimasta sinceramente affe­zionata al suo principe, ed è sincera nella massa. Nel medio ceto, nei legali, pos­sidenti, le tendenze, gli scritti sono sempre più infiammati per il principio di nazionalità e il desiderio di forme costituzionali. Chi aprisse una sottoscrizione contro la nostra amata dinastia non solo non troverebbe una firma, ma riscuote­rebbe la universale disapprovazione. Nel senso poi della unificazione al Piemonte si fa valere la gravezza delle tasse comunitative, la leva militare secondo il sistema del'53, la parificazione di questa provincia malata al trattamento delle altre sane, e la soppressione della rappresentanza municipale, concludendo che sotto diversa forma di governo le cose passerebbero meglio. Parecchie centinaia di Toscani si son recati in Piemonte, ciò ha mostrati più forti l'amore del padre, del figlio, del fratello, e le corrispondenze arrivate fanno andare verso il Piemonte, specialmente se si dichiarasse la guerra, le preghiere e i voti di tante famiglie. Anzi si è radicata la opinione che ci sia un'acquiescenza da parte del Governo, perchè si son visti pubblicamente partire drappelli, e l'ingaggio fatto regolarmente. Non conosce l'andamento politico che vorrà tenere il Governo, ma crede indispeusabile l'as­sociarsi alle tendenze che sopra, assicurandole che, se non accade qualcosa di straordinario, nutre speranza che presto questa popolazione attenderebbe tranquillamente il resultato del Congresso. Non si tema per la dinastia, ma si faccia di tutto per circondarsi dell'anima della popolazione.
U 22 continua il rapporto giornaliero del Prefetto dicendo che fino al 14 la città d'Orbetello si era mantenuta tranquilla e il solo Ferdinando Raveggi era partito per il Piemonte: il 15 lo studente Luigi De Witt riuscì a persuadere 11 giovani a partire per la guerra, il che fecero il 20. Egli ha creduto di non far nulla contro di lui. A Massa Marittima i capi del partito cercano procurare armi ai satelliti, fucili da caccia, che fabbricano o riducono. I soliti canonici sono alla testa del movimento: l'Ordinario non sa farsi rispettare. Bisognerebbe provvedere !
24 aprile. Visto che la guerra si rompe, come la Gazzetta di Genova dà sicura notizia, anche questo dipartimento farà temere rivolgimento nel senso di adesione al Piemonte. Con altri fogli si minano la fedeltà e il giuramento delle truppe e si stimolano a partire non alla spicciolata, ma in massa per la guerra.